Ti alzi, metti un Avatar e lavori come in presenza. È l'ufficio ibrido (e distopico) di Zoom

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Businesswoman walking in futuristic city, 3D generated image. (Photo: gremlin via Getty Images)
Businesswoman walking in futuristic city, 3D generated image. (Photo: gremlin via Getty Images)
Businesswoman walking in futuristic city, 3D generated image. (Photo: gremlin via Getty Images)
Businesswoman walking in futuristic city, 3D generated image. (Photo: gremlin via Getty Images)

È stato il “compagno di banco” del lockdown e ora Zoom, la piattaforma che consente di fare videoconferenze, call di lavoro e webinar, sta evolvendo per diventare lo strumento di comunicazione del futuro, ideale per il cosiddetto “ufficio ibrido”, quello in cui si alternerà presenza a smart working. Il CEO, Eric Yuan, ha annunciato importanti novità: “Una volta non ci pensavamo. Ora, per ogni funzionalità, dobbiamo pensare a come supportare l’ibrido”, ha affermato a Forbes. Tra le new entry, la lavagna virtuale e le traduzioni dal vivo e un nuovo “abito” per far sentire chi è connesso da remoto al pari di chi è presente di persona.

La più grande novità di Zoom è quello che chiama Video Engagement Center, un servizio che rivoluzionerà il modo in cui le aziende e i negozi si rivolgeranno ai propri clienti. Collegherà i rappresentanti del servizio clienti e il supporto tecnico agli utenti per consulenze o procedure dettagliate basate su video. Lo strumento potrebbe essere utilizzato anche in un contesto di shopping o vendita al dettaglio, con venditori che mostrano prodotti in negozi fisici o digitali dedicati. Zoom prevede di lanciare questo prodotto all’inizio del prossimo anno, insieme ad altri modelli che aiuteranno ad integrarlo nei flussi di lavoro e nelle app dei clienti.

Entro il prossimo anno la piattaforma è decisa a risolvere alcuni “gap”, come la sensazione di potenziale alienazione che prova chi vede i colleghi connessi tutti insieme sullo schermo: Zoom Rooms offrirà anche una visione individuale di ogni partecipante, per far sì che l’esperienza sia più piacevole. E per quanto riguarda le riunioni ampie, con partecipanti provenienti da vari Paesi, la piattaforma ha pensato ad un tool rivoluzionario, basato sull’intelligenza artificiale: una traduzione in tempo reale, risultato di una recente acquisizione Zoom fatta da una startup tedesca, Kites. Questo servizio di trascrizione live supporterà 30 lingue entro la fine del 2022 e 12 lingue per gli account registrati entro la fine del prossimo anno. Anche la lavagna virtuale potrebbe essere un ottimo strumento soprattutto per quelle riunioni in cui a contare è la presentazione di un prodotto o di una strategia, più che il volto dei partecipanti. Tra le novità anche il supporto hot desk che renderà più facile per i lavoratori richiedere una scrivania e un computer temporanei e accedere al loro Zoom account.

Oltre ad implementare la vita degli smart workers, qual è l’obiettivo di Zoom? Secondo Gizmodo, il suo scopo è dominare il “metaverso”, quell’ecosistema ibrido, quasi distopico, in cui realtà e virtuale si mescolano e di cui sempre più big tech - tra le quali Facebook - si stanno interessando. “Durante la pandemia, Zoom ha rappresentato la scorciatoia per lavorare da remoto, aiutandoci in parte con i suoi software facili da usare, in parte con i suoi strumenti fatti apposta per le riunioni digitali. Adesso che le aziende strepitano per dominare il ‘metaverso’, l’ibrido tra mondo virtuale e reale, Zoom si sta attrezzando per arrivare fin lì, qualunque cosa significhi ‘lì’”.

“Immaginate di rotolare fuori dal letto perché non avete sentito la sveglia, immaginate di mettere le vostre cuffie per la realtà virtuale (chiamate, in inglese, ‘virtual reality headset’) e di prendere parte alle vostre faccende settimanali. Potrete contare su un avatar ben pettinato che vi rappresenti, mentre nella vita reale le cose non sono proprio così ordinate”, scrive Gizmodo. In effetti, il passo nella realtà virtuale da parte di Zoom è stato fatto, dato che la piattaforma sarà disponibile nell’ Oculus Horizons Workrooms di Facebook. Ciò che potrebbe accadere nella nostra vita quotidiana è ancora difficile da immaginare: “Tu, i tuoi colleghi e i vostri avatar generati dai computer potrete interagire l’uno con l’altro in una sala conferenze virtuale. Invece del cursore del mouse, potrete utilizzare le vostre mani per indicare la lavagna bianca”.

Se è vero che, con l’allentarsi della pandemia, le azioni di Zoom sono diminuite di circa il 18% nel 2021, in calo di circa il 50% rispetto al picco di ottobre 2020, è anche vero che il CEO Yuan guarda avanti, verso nuovi obiettivi. “Penso che la video-comunicazione sia solo il punto di partenza. Ovunque, con un clic, a casa, in viaggio con un’auto Tesla, in ufficio, io e te possiamo parlare per portare a termine le cose. Con la traduzione dal vivo, utilizzando AR (intelligenza artificiale), VR (realtà virtuale) e AI (intelligenza artificiale), penso che il futuro sia molto ampio”.

Yuan è particolarmente entusiasta del potenziale degli avatar digitali per rappresentare i lavoratori mentre si muovono e parlano in ambienti di ufficio virtuale. La sua corsa non si arresta. Vuole vedere cosa si nasconde dietro l’orizzonte e, per farlo, è necessario rischiare ed entrare in un mondo nuovo, quello dell’ibrido, appunto. Mesi dopo aver riferito, a maggio, di soffrire - ironia della sorte - della cosiddetta “Zoom fatigue”, l’imprenditore miliardario annuncia di aver trovato, nell’alternanza presenza/smart working, un ritmo di vita più salutare. Ed è deciso a mantenerlo, il più a lungo possibile, e a rendere disponibile la miglior esperienza anche ai propri clienti.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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