Rischio boomerang su Ilva. Per Di Maio gara da rifare, ma il timore è non trovare acquirenti

Giuseppe Colombo

Intransigenza zero. Dopo la lettera con cui l'Anac ha certificato la presenza di alcune irregolarità nella procedura di aggiudicazione dell'Ilva di Taranto, Di Maio è un fiume piena. Chi ha avuto modo di parlare con lui riferisce di una volontà ferrea, che non prevede compromessi: arrivare fino in fondo, costi quel che costi, anche all'annullamento dell'affidamento a Arcelor Mittal. Il principio della legalità sopra ogni altra cosa. Da qui la "vendetta" contro Carlo Calenda e chi l'aveva accusato di andare troppo a rilento nell'esame delle famose 23mila pagine del dossier. Ma dietro questa determinazione si nasconde anche una grande paura, quella cioè che una nuova gara possa non registrare appeal. Ecco perché la fase di valutazione sul da farsi, al momento, non ha dato alcun esito finale.

Nella risposta all'interpellanza urgente alla Camera, Di Maio è passato a esporre la prima parte della strategia, quella già confezionata: attacco frontale al suo predecessore al Mise, Carlo Calenda, e più in generale a tutti coloro che avevano messo in dubbio la decisione di raccogliere la sollecitazione del governatore pugliese Michele Emiliano e chiedere all'Authority guidata da Raffaele Cantone di accendere un faro. Non a caso il vocabolario usato da Di Maio ha registrato parole ed espressioni volte da una parte a dequalificare il lavoro svolto dal governo precedente ("pasticcio", "leso il principio della concorrenza", "regole cambiate in corsa") e dall'altra al tentativo di porre l'etichetta della legalità sulla sua camicia e più in generale su quella dei 5 Stelle.

Il ragionamento che guida la riflessione avviata da Di Maio è abbastanza lineare: ora che è stata dimostrata l'incapacità di Calenda di portare a termine la gara con regolarità e con Arcelor Mittal che sta ultimando il nuovo piano per rilanciare il suo impegno, ci sono le condizioni per prendere pieno possesso del dossier senza il peso dell'impronta del vecchio governo.

Avere le mani libere,...

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