Timori di una maggioranza risicata anche alla Camera

Gabriella Cerami
·Politics reporter, L'Huffington post
·2 minuto per la lettura
Il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio e il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti(D) all'evento 'Next Generation, the Italian Innovation Society' , Roma, 16 ottobre 2020 MASSIMO PERCOSSI (Photo: ANSA)
Il Ministero degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Luigi Di Maio e il presidente della regione Lazio Nicola Zingaretti(D) all'evento 'Next Generation, the Italian Innovation Society' , Roma, 16 ottobre 2020 MASSIMO PERCOSSI (Photo: ANSA)

Il rischio non è solo tra gli scranni del Senato. La paura nel governo di non avere a favore una maggioranza ampia cresce anche alla Camera dove lunedì il premier Giuseppe Conte chiederà la fiducia prima di tutto su se stesso. A Montecitorio la quota politica da raggiungere è 316 sì. “I 38 renziani venuti meno sono tantissimi”, nessuno lo nega nelle chat grilline. Basti pensare che il 9 settembre 2019 il governo Conte II nacque con 343 voti favorevoli, 263 contrari e 3 astenuti alla Camera. Se ai 343 si sottraggono i 38 deputati di Italia Viva si arriva a 305. E se è vero che alcuni parlamentari renziani, come ha fatto oggi Michela Rostan, hanno deciso di votare comunque la fiducia all’esecutivo è anche vero che, per usare le parole di un pentastellato, “davanti a questi numeri risicati non ci si può ammalare. Qui c’è il rischio che il governo cada per un raffreddore. E faccio presente che siamo in pandemia”.

L’operazione ‘responsabili’, soprattutto al Senato, si è sgonfiata e lo stesso segretario del Pd Nicola Zingaretti oggi ha lanciato un nuovo appello: “Nel Parlamento esistono sensibilità democratiche, liberali ed europeiste che possono unirsi, noi facciamo un appello alla luce del sole e abbiamo il dovere, non il diritto, di rivolgerci al Parlamento per chiedere la fiducia perché l’Italia deve affrontare il Recovery, il piano di vaccinazione, le riforme sociali e del lavoro”. Ma con il passare delle ore, i numeri non sorridono. Una indicazione è arrivata anche dal vertice dei capigruppo di maggioranza di oggi con il ministro D’Inca: “Una riunione breve, molto tecnica. Non si è parlato di numeri”, viene riferito da uno dei partecipanti.

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Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.