Timori per l'autunno, lavori preparativi del piano B "obbligo vaccinale"

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TURIN, ITALY - AUGUST 06: A restaurateur uses the application on his smartphone to read one green pass in digital format on August 6, 2021 in Turin, Italy. The Italian government has approved a new rule concerning measures relating to the need to have a green pass if people want to sit at a table inside bars and restaurants and to access cinemas, theatre, museums and gyms. (Photo by Stefano Guidi/Getty Images) (Photo: Stefano Guidi via Getty Images)
TURIN, ITALY - AUGUST 06: A restaurateur uses the application on his smartphone to read one green pass in digital format on August 6, 2021 in Turin, Italy. The Italian government has approved a new rule concerning measures relating to the need to have a green pass if people want to sit at a table inside bars and restaurants and to access cinemas, theatre, museums and gyms. (Photo by Stefano Guidi/Getty Images) (Photo: Stefano Guidi via Getty Images)

La linea del governo resta quella dell’uso “estensivo e intelligente” del green pass, alternando il bastone delle possibili sanzioni alla carota delle modalità di vaccinazione sempre più agili, sempre più spesso senza bisogno di prenotazione. Ma dietro le quinte la preoccupazione cresce. Il “worst case scenario”, quello della prevalenza della variante delta nel quadro sanitario rispetto alla prospettiva dell’”immunità di gregge”, rimbalza nei palazzi della politica. La previsione originaria di diversi mesi per valutare la situazione, da dicembre all’inverno inoltrato, era già stata accorciata a ottobre. Ma nei conciliaboli riservati si comincia a ipotizzare un “drastico” peggioramento dei ricoveri entro una ventina di giorni. Con il passaggio delle prime regioni in giallo, a partire dalla Sicilia tra pochi giorni. E con la conseguente probabilità di una brusca inversione di rotta già a fine settembre, con l’introduzione “in corsa” dell’obbligo vaccinale tout court. “Non possiamo rischiare l’effetto Biden, dobbiamo sperare che non si verifichi ma essere pronti per tempo al peggio” ammette chi conosce bene quel dossier.

Per ora, Palazzo Chigi e il ministero della Salute vogliono procedere sulla strada della “gradualità e proporzionalità” senza mettere in campo misure così draconiane e “divisive”. Ben sapendo che Salvini non perderebbe un istante prima di “impallinare” l’immunizzazione obbligatoria trasformandola in materia di campagna elettorale, verso le amministrative e oltre. E che con il leader della Lega, in questa fine estate, i fronti aperti sono troppi: da Durigon a Lamorgese, dall’immigrazione ai profughi afghani al rischio terrorismo. Tra Draghi e Speranza il filo diretto è ininterrotto, e passa per gli aggiornamenti ad horas del Cts e degli scienziati.

Nei partiti della maggioranza, però, la temperatura si alza. Forza Italia e Pd – i più “allineati” nel sostegno all’esecutivo di unità nazionale – il tema se lo pongono eccome. Il partito di Berlusconi – che il covid l’ha purtroppo sperimentato di persona e ne conosce gli effetti – è già uscito allo scoperto con dichiarazioni favorevoli ai livelli più alti: il ministro Gelmini, il coordinatore nazionale Tajani, la capogruppo al Senato Bernini. Più prudente il Pd, dove Letta sostiene la linea governativa senza fughe in avanti: sì all’uso “massivo” del green pass, che dal primo settembre scatterà anche nei trasporti a lunga percorrenza e poi per il personale scolastico, e che si studia di introdurre anche negli uffici pubblici e nel trasporto pubblico locale, mentre è apertissima la trattativa per applicarlo nelle aziende private. Il segretario Dem non vuole attuare forzature su un tema così delicato, dove le decisioni spettano al premier, ma non è certo ascrivibile al “partito dei dubbiosi”: “Sono tra quelli favorevoli all’obbligo vaccinale, ne esistono già e non stiamo inventandoci una cosa nuova” diceva a luglio intervistato alla Festa dell’Unità romana. E due ex ministri, Francesco Boccia e Paola De Micheli, non certo anti-lettiani, hanno già gettato il cuore oltre l’ostacolo. Va però valutata bene – spiegano fonti Dem – la questione dell’approvvigionamento, tanto più nell’ipotesi di una terza dose: introdurre un obblgo generale senza poi essere in grado di attuarlo sarebbe un autogol.

Il timore tuttavia – che in ambito governativo aleggia come un incubo - è che tutte le misure prese non bastino. La campagna vaccinale sta andando bene – nonostante il fisiologico rallentamento agostano – e gli immunizzati con due dosi di siero hanno toccato il 68%. La struttura commissariale conferma come raggiungibile il target dell’80% della popolazione over 12 entro fine settembre. Tuttavia, diversi virologi hanno avvisato che potrebbe non bastare per raggiungere la fondamentale “immunità di gregge”, e l’obiettivo si è spostato all’83%. Intanto i dati peggiorano: il tasso di positività sale al 3,1, i positivi passano da 6.076 a 7.548. Settembre rappresenterà dunque l’”ultimo miglio” del green pass, sperando di arrivare al 90% di italiani vaccinati.

L’obiezione che in queste ore risuona come un refrain è che nessun altro Paese alle prese con la pandemia ha introdotto l’obbligo vaccinale. L’Italia sarebbe dunque la prima a testare una misura che potrebbe rivelarsi un boomerang in termini di consenso e un’incognita in termini di vantaggi esponenziali. Anche qui, però, il quadro è in evoluzione dopo il via libera definitivo degli Usa al vaccino Pfizer, che ha portato il Pentagono a imporlo per tutti i militari. “Anche gli altri Paesi sono alle prese con lo stesso quadro epidemiologico, a partire da Francia e Spagna” raccontano fonti governative. Non è escluso, dunque, che l’accelerazione sul piano delle contromisure coinvolga altri ben presto. E che a trovarsi di fronte al bivio per primo non sia Draghi, bensì tracciare la rotta tocchi a Macron, Sanchez o qualcun altro. In questo caso però, al mal comune non si accompagnerebbe neppure un briciolo di gaudio.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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