Tinder sotto accusa da ex dipendente: "Il capo mi ha molestata"

Gregory Blatt e Rosette Pambakian, Tinder. Fonte: Facebook


Gregory Blatt, ex amministratore delegato di Tinder, la app di incontri nata nel 2012 e che già nel 2014 registrava circa un miliardo di "swipes" al giorno, è stato accusato di molestie sessuali.

Ironia della sorte, chi l'avrebbe mai detto, l'autrice della denuncia è un'altra (ex) dipendente del colosso di appuntamenti. Rosette Pambakian, ex vicepresidente del marketing di Tinder, in realtà aveva fatto causa a Blatt una prima volta già nel 2016 poiché vittima di "aggressioni sessuali" e di un volgare approccio da parte di lui durante una festa aziendale in un hotel, più volte respinto da lei e di fronte a due testimoni.



La donna fu tuttavia costretta a ritirare le accuse a causa di una clausola presente nel suo contratto di lavoro, che non permette agli impiegati di fare causa e li costringe anzi a risolvere i contenziosi con la società stessa, tramite un arbitrato. Nel 2018, poi, Pambakian fu licenziata ed emarginata. Tinder respinse le accuse rivolte all'ex Ceo sostenendo che non si trattasse di molestie, bensì di "coccole consensuali".



Per questo motivo adesso Rosette Pambakian ha deciso di tornare alla ribalta e fare ricorso non più solo contro il singolo Blatt, ma contro l'intera società americana, che secondo la donna non ha risolto il contenzioso in maniera corretta e ha anzi tentato di nascondere la verità. Quale sarà la mossa di Tinder?


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