Tiziano Ferro, Tricarico e Brunori Sas: i miei voti alle uscite di questa settimana

Con l'arrivo di settembre la discografia italiana riprende a sfornare a pieno ritmo, lasciandosi alle spalle l'estate dei tormentoni. Negli ultimi giorni sono molte le uscite degne di nota, andiamo a vedere quali. Con le nostre pagelle.

Tiziano Ferro – “Accetto miracoli” – Voto: 7: Effettivamente appare come un miracolo ormai che da una certa discografia possa venir fuori qualcosa di interessante. Tiziano Ferro confeziona, con il supporto della talentuosa Giordana Angi (concorrente dell'ultima edizione di Amici di Maria De Filippi), una lettera d'amore meravigliosamente delirante, come devono essere le lettere d'amore: confuse dai ricordi, dove si fa un passo in avanti, due indietro e poi ancora cinque da un lato e tre dall'altro.

Una canzone che si riallaccia perfettamente ad alcuni classici del suo repertorio, una ballad al pianoforte perfettamente eseguita con il suo stile pulito e preciso. Chi ci legge sa che non ci strappiamo i capelli dinanzi alla classica italica musica leggera, ma ce ne fossero di 'Tiziani Ferri'.

Brunori SaS – “Aldilà dell'amore” – Voto: 7,5: Dario Brunori si conferma uno dei migliori cantautori della sua generazione, uno di quelli necessari; non solo perché, semplicemente, bravo, ma anche perché riesce a shakerare alla perfezione la poesia con l'impegno e l'impegno con la leggerezza. Alla fine il cocktail che ne viene fuori è godibile come un Margarita col Mezcal.

Lo stesso Brunori spiega “Aldilà dell'amore” come “un canto etico e poetico a tre voci che, partendo da una riflessione sociale, si interroga sulla sempiterna contesa fra ciò che pensiamo sia Bene e ciò che pensiamo sia Male”. La traduzione è che fondamentalmente ci siamo rincoglioniti tutti e non riusciamo più a distinguere ciò che è giusto da ciò che è disumano. Brunori, con la leggiadria che lo contraddistingue, ci rimette in riga.

Gemitaiz/MadMan – “Scatola nera” – Voto 6,5: trattasi in questo caso di un album rap partorito da due dei più illuminati talenti italiani del genere. Il rap in Italia sta assumendo connotati sempre più interessanti, specie quando cammina a braccetto con il suonato, cosa che inevitabilmente lo sposta di qualche centimetro verso altri generi come rock, funky e pop. “Scatola nera” è un ottimo disco rap, lo stile sbiascicato e schietto di Gemitaiz si fonde con la lirica mirata di MadMan.

I due si fanno accompagnare nell'avventura da colleghi provenienti dai più svariati ambienti della musica. Salmo, con il quale confezionano un pezzo super come “Esagono”, ma anche Mahmood, tha Supreme (tenetelo d'occhio), Marracash, Gue Pequeno e perfino Giorgia che, come in qualsiasi cosa che fa, non sfigura affatto in un contesto per lei inedito. Non smetteremo mai di ripeterlo, un po' più di attenzione per il genere rap.

Tricarico/Francesco De Gregori – “A Milano non c'è il mare” – Voto: 5,5: Tricarico è uno dei cantautori più sottovalutati della sua generazione. Forse a causa di quell'esordio geniale di “Io sono Francesco”, scambiata erroneamente per un tormentone commerciale. Tricarico ha uno stile unico, un modo di raccontare le cose del tutto personale, spesso sconclusionato, il che lo ha portato, da quel 2002, a non azzeccarle tutte ma ad azzeccarne parecchie (date un riascolto ad una perla come “Musica”).

Nonostante il supporto del maestrissimo De Gregori, non possiamo di certo dire che “A Milano non c'è il mare” sia questo popò di capolavoro. Ci arriva confusa, indecisa, lui ne parla come di un'operazione amarcord ma la canzone non ci induce verso alcuna nostalgia, risulta discretamente piatta, come di chi si accontenta di essere quello che è, che tanto basta per portare a casa il risultato. Il campionato però oggi non si gioca più in 20 ma in 5120, quindi per emergere serve qualcosina in più.

Wrongonyou – “Mi sbaglio da un po'” – voto 5: Visto che si è perso di vista per un po' ci corre l'obbligo di ricordare che Wrongonyou è un giovane cantautore romano adottato da un'intera generazione della scuola romana, quella legata soprattutto al terzetto Fabi/Silvestri/Gazzè, come un talento di inestimabile valore. Nonostante pensiamo che l'entusiasmo per il suo disco d'esordio, “Rebirth”, sia forse un tantinello eccessivo, non si può negare che il ragazzo ha talento. Forse anche perché quando si ascolta un testo in inglese, e lui ha sempre inciso solo in inglese, anche masticando la lingua i contenuti cadono regolarmente in secondo piano e ci si lascia andare più al sound, che, ribadiamo, non è affatto male.

Oggi esce la sua prima canzone in italiano e le lacune cominciano ad autoevidenziarsi sempre di più. Non è un buon brano, inutile prendersi in giro, la declinazione di quel sound di cui sopra nella nostra lingua diventa qualcosa di troppo etereo, acqua fresca che bevi mentre fai qualcos'altro e dimentichi senza che lasci traccia. L'acqua è acqua pure se viene servita da una bottiglia di vodka.

Yuman – “I Will” – voto 7: Yuman è indubbiamente una delle voci più interessanti della nuova infornata discografica. Una roba anche forse fin troppo raffinata per il largo pubblico italiano che, effettivamente, se riempie gli stadi per Ultimo e gli ei furono Thegiornalisti, non vedo cosa dovrebbe cercare da uno come Yuman, che invece canta, eccome, e sta snocciolando, in attesa dell'uscita del disco, una perla dopo l'altra. Il suo stile, che mette giustamente in risalto un timbro internazionale, è inconfondibile. Questo ragazzo dagli occhi buoni e innocui, apre la bocca e gli viene fuori il sole. È giovane e immaturo, al momento surfa indisturbato stando in equilibrio esclusivamente sul proprio talento cristallino, ma ci aspettiamo grandi cose. Tenete aperte le orecchie.

Giovanni Succi – “Carne cruda a colazione” – voto 7: Esiste un intero universo musicale che non conosciamo, fatto di persone che campano di questo mestiere da sempre senza mai raggiungere apici di notorietà che invece gli spetterebbero di diritto. Giovanni Succi è uno di questi. La sua attività con Bachi da pietra e Madrigali Magri è ben presente a tutti i nerd la fuori, ma quella da solista, con nome e cognome, è forse ancor più interessante. “Carne cruda a colazione” è un album da cantautorato impegnato, serio, che non cazzeggia in merito a sperimentazione, innovazione e classe. “Cabrio”, pezzo 5 della tracklist, ti fa sprofondare in fondo al mare, rallenta tutto, silenzia il traffico, rade al suolo tutto ciò che ti circonda. Imperdibile. Consigliatissimo.