Tocofobia: come superare la paura legata al parto

tocofobia

La parola fobia riporta sicuramente alla mente una paura, ma pochi conoscono effettivamente il significato di questo vocabolo e la corrispondente paura. Con tocofobia si parla della paura del parto. Seppur insita in tutte le donne che si appresteranno a divenire mamme, può cominciare a considerarsi una effettiva paura quando diventa eccessiva tanto da suscitare il panico. Si stima che circa un quarto delle partorienti manifestino la paura del parto e questo rientra nella norma, ma quando oltre il 35% delle donne ne è terrorizzata la situazione appare molto più grave di una semplice paura e si manifesta un vero e proprio disagio psicologico.

Tocofobia: cos’è

Generalmente associata a stati di agitazione e forte ansia, la tocofobia si presenta in due modalità diverse: primaria e secondaria.
Il primo caso si verifica quando si prova un terrore assillante per il parto prima che il momento si verifichi, quindi nell’immaginario di ciò che potrebbe accadere, secondo tutto quello che si sente e si rielabora. Il secondo caso si ha quando c’è già stato un parto precedente, di natura piuttosto traumatica e quindi hanno una base di esperienza personale negativa. Che essa sia stata a seguito di manovre ostetrice troppo invasive oppure per un lungo travaglio doloroso o in condizioni molto drammatiche. Certe volte ancora, il parto viene vissuto come una vera e propria violenza da parte della donna, come un abuso nei suoi confronti e seppur regolare, lascia uno strascico nella memoria della donna. Solitamente questi accadimenti segnano la donna nell’immediato e il risultato si evidenzia in depressioni post-partum e stress post-traumatico. Uno dei motivi scatenanti di questa fobia può essere rintracciata nella scarsa fiducia nel personale ospedaliero che non si ritiene all’altezza oppure la paura del momento e l’apprensione perchè possa verificarsi qualche evento drammatico relativo al bambino e alla madre.

I motivi per cui la tocofobia possa manifestarsi vanno rintracciati anche, secondo alcuni studi, non nella mancanza di voglia di maternità, piuttosto, a volte, di abusi subiti durante l’infanzia o l’adolescenza che hanno portato a una vera propria avversione nei confronti dei trattamenti sanitari specialistici del caso. Negli stadi più gravi di questa foiba, la donna decide addirittura di interrompere la gravidanza, come soluzione estrema a questa situazione. Si va anche oltre, sottoponendo a percorsi di sterilizzazione uno degli appartenenti coppia.
Quello che può accadere in chi viene atterrito dalla paura di partorire fa sì che la situazione degeneri al punto che la rigidità del corpo al momento del parto, indurisca i muscoli e generi ancora più dolore. Si innesca un circolo vizioso che ostacola la soglia del dolore nel senso che questa va ancora di più ad abbassarsi.

Cosa si può fare

Intanto un corso di preparazione per la partoriente potrebbe essere di aiuto per tutto ciò che concerne l’atteggiamento fisico e mentale da prepare per il momento topico. Utile sarà la presenza di uno psicologo che possa suggerire degli esercizi di respirazione nonchè di rilassamento e che possa interagire con la donna nelle proprie ansie e preoccupazioni sul momento del parto. Se la partoriente ha modo di essere seguita all’apparire dei primi sintomi, sarà più facile prefigurare un piano di intervento per poter intervenire in maniera più mirata e personalizzata, in modo da ridurre le ansie e le preoccupazioni. Un quadro generale della persona, che contenga una raccolta di dati anamnestici, che includano anche traumi pregressi come possibili violenze e abusi, può fornire un importante strumento di conoscenza per lo specialista per poter capire effettivamente come agire sulla persona. Indubbiamente è anche utile, se non indispensabile, creare un clima di fiducia con i sanitari che interverranno al momento del parto, in modo tale che la donna senta di potersi fidare di chi ha accanto. Anche dopo il parto andrebbero incoraggiati incontri per mettere in evidenza gli aspetti positivi del parto stesso.