Tokyo2020, pioggia di medaglie per il Giappone: ecco perché

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Image from askanews web site
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Roma, 30 lug. (askanews) - Al giro di boa delle Olimpiadi di Tokyo, il medagliere mostra la Cina al primo posto e il Giappone padrone di casa al secondo. Una specie di derby asiatico tra i due principali Paesi dell'Asia orientale. E, se la Cina non è una sorpresa, al di là del vantaggio ovvio che chi ospita i Giochi ha solitamente, il Giappone lo è.

Non riuscirà, presumibilmente, a mantenere quel secondo posto nella settimana finale delle Olimpiadi: è prevedibile un rush finale di Paesi come gli Stati uniti che puntano a superare anche la Cina. Tuttavia il risultato per lo sport nipponico è storico. Come medaglie d'oro (16), infatti, il Giappone ha raggiunto il risultato delle altre Olimpiadi di Tokyo, quelle del 1964, e delle Olimpiadi di Atene.

In termini di medaglie totali, argenti e bronzi compresi, è a un solo passo dal risultato di Tokyo '64 e potrebbe arrivare a raggiungere anche i numeri di Atene, con 37 medaglie. E' sicuramente un obiettivo alla portata degli atleti nipponici, che hanno ancora diverse discipline in cui possono andare a medaglia. Manca ancora il judo a squadra, manca il karate, c'è ancora la possibilità di raggranellare qualcosa nel nuoto.

E' abbastanza scontato che il motore degli ori giapponesi sono gli sport autoctoni e, in particolare, fino a questo momento è il judo, dove il Giappone ha ottenuto nove dei suoi 16 ori. E da lì sono arrivate alcune delle storie più belle, come quella di di Hifumi e Uta Abe, fratello e sorella che hanno vinto l'oro nelle loro categorie di peso a livello maschile e femminile.

Una certa impressione ha fatto nel pubblico giapponese anche l'oro nello skateboard di Momiji Nishiya, tredici anni, la seconda olimpionica più giovane della storia.

Ma come mai il Giappone sta performando così bene a livello olimpico, al di là del fatto che da nazione ospite è attesa a un risultato al di sopra del normale? Un numero parla per tutto: in Giappone esistono oltre 50mila impianti sportivi, a fronte di un Paese che conta 126 milioni di abitanti.

Al di là delle strutture, però, è dalla scuola che comincia l'educazione sportiva dei bambini e dei ragazzi giapponesi. Il nesso sport-educazione è diretto, tanto che le funzioni connesse alla politica sportiva sono prerogativa del ministero all'Educazione.

In effetti, nelle scuole giapponesi le attività sportive sono attività extracurriculari, non all'interno del programma di educazione fisica, che vengono svolte grazie al supporto, spesso volontario, degli insegnanti che guidano con polso fermo i loro allievi. Perché nelle istituzioni scolastiche, l'attività sportiva è particolarmente curata non tanto per il prestigio della scuola stessa (come nel modello Usa) ma perché considerata parte integrante della formazione degli studenti e fondamentale come base per l'educazione civica dei ragazzi.

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