Toma: Regioni chiedono di incentivare il "pescatore ecologico" -2-

Rus

Roma, 24 ott. (askanews) - Il Documento parte da diverse considerazioni fra cui il fatto che le zone costiere italiane registrano tra le più elevate concentrazioni di rifiuti plastici e che la "Blue Economy" italiana, la terza più grande in Europa, perde circa 67 milioni di euro l'anno a causa dell'inquinamento da plastica. Non solo: nel 2016 oltre 53.000 tonnellate di rifiuti plastici sono state disperse nel Mar Mediterraneo, gran parte delle quali, con i giusti incentivi, potrebbe essere recuperata dalle imbarcazioni della pesca che utilizzano il sistema dello strascico, partendo dal fatto che in Italia, le unità che praticano la pesca a strascico, con i vari sistemi, sono 2.285.

"Attraverso le imbarcazioni da pesca - si legge nell'ordine del giorno - si raccolgono quotidianamente nella propria attività tonnellate di rifiuti in mare è impossibile e oneroso poterli conferire presso un centro di raccolta e smaltimento". Peraltro una misura del "Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca sostiene la raccolta, da parte di pescatori, di rifiuti dal mare, ad esempio la rimozione degli attrezzi da pesca perduti e dei rifiuti marini, ma non ha ancora di fatto affrontato il problema dello smaltimento a terra" e "comunque non incentiva lo sbarco a terra, mentre induce al rigetto in mare".

"Nel corso degli ultimi anni, a seguito del peggioramento delle condizioni complessive dell'ambiente marino" - si legge nel documento della Conferenza delle Regioni - ci si è trovati di fronte ad "una concreta riduzione degli stock ittici" e al "costante aumento dei costi di esercizio non compensati da adeguati incrementi dei ricavi, con significative riduzioni sia del numero di imprese sia del numero di giornate di pesca effettuate".(Segue)