Toni Servillo: "Legami forti con i miei registi. Sorrentino mi ha commosso"

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Italian actor Toni Servillo (Photo: CLAUDIO ONORATI ANSA)
Italian actor Toni Servillo (Photo: CLAUDIO ONORATI ANSA)

“È stata la mano di Dio” di Paolo Sorrentino, “Qui rido io” di Mario Martone - in cui interpreta nientemeno che il padre del teatro dialettale napoletano, il grande Edoardo Scarpetta (film che passerà in concorso martedì) - ma anche fuori concorso “Ariaferma”, intenso film carcerario di Leonardo di Costanzo in cui avvia, da Ispettore penitenziario, un dialogo umano col detenuto Silvio Orlando che sgretola i ruoli istituzionali. Toni Servillo non ha competitors, per peso e presenze, nel panorama di Venezia 78.

Difficile immaginare tre prove più diverse e più entusiasmanti di queste. Toni Servillo quest’anno, praticamente, è il Doge di Venezia..

Questa ancora non l’avevo sentita! Ma i Dogi erano ‘veramente’ importanti, avevano potere di vita e di morte...

Che effetto fa? Ti senti uno e trino?

No, guarda, è veramente un caso! Chi poteva immaginare che venissero selezionati e fossero tutti e tre a Venezia insieme? Quello che non è un caso è che siano film fatti con persone con cui condivido molto. Ho fatto sei film con Martone e sei con Sorrentino. È un percorso, una storia di vecchia data in cui si raccolgono col tempo i risultati. E conosco Leonardo Di Costanzo da quando eravamo molto più giovani tutti e due, perché mi sono formato in un luogo che è stato molto importante per il teatro di ricerca a Napoli, il Teatro Nuovo. Io stavo dalla parte del palcoscenico e Leonardo da quella della produzione... (interviene ridendo Di Costanzo: “Sì, staccavo i biglietti!”). Ecco, non volevo dirlo, ma staccava i biglietti.

A proposito di “Ariaferma”, quando tutti abbiamo visto quelle riprese di carcere a Foggia che ci hanno angosciato, hai sentito di aver fatto un film ‘necessario’?

È evidente che quelli non sono fatti isolati. In Italia abbiamo il triste primato delle carceri più affollate d’Europa. Questo film mette in risalto la necessità che se ne parli, che su questo tema non ci siano più lunghi silenzi. Detto questo, la qualità del film non si appiattisce sulla cronaca, trovo che abbia un ‘allungo’ più interessante, oltre - e sottolineo oltre - la denuncia politica e sociale. In realtà questi detenuti e questi ispettori si sono costruiti un carcere intorno a loro, e ci si sono messi dentro. Questa condizione esistenziale mi affascina.

Per Sorrentino, Servillo – parole sue - è come un fratello maggiore. Come hai reagito quando ti ha proposto di interpretare suo padre?

Quando ho letto la sceneggiatura, mi ha commosso fino alle lacrime. Abbiamo una grande intesa e un grande affetto e rispetto reciproci. Quando mi ha chiesto di interpretare questo ruolo, l’ho percepito più che altro come la prova che c’è qualcosa nel nostro rapporto che va al di là della dimensione professionale. Mi sono concentrato su questo sentimento e ho cercato di trasmetterlo a lui e agli spettatori.

Di Martone ancora non possiamo parlare, le regole della Mostra impongono un rigido embargo fino alla proiezione del film. Sarebbe sciocco chiedere se hai una predilezione..

Posso dire con assoluta sincerità - e non è una risposta diplomatica - che mi piacciono moltissimo tutti e tre. Non è scontato, può accadere che le cose stiano diversamente...

Il New York Times ha messo Servillo tra i 25 attori più importanti di questo secolo. Pensando al posto che occupi nel cinema italiano, ma anche ben oltre i nostri confini, si fatica a credere che fra tanti premi tu non abbia mai vinto la Coppa Volpi a Venezia.

Mah, non so proprio cosa risponderti, perché alla mia età, grazie a Dio, questo non rappresenta più un cruccio. Se avessi dovuto immaginare a diciott’anni, quando mi sono innamorato di questo mestiere, quello che il destino mi riservava… Bisogna anche sapersi accontentare che siano accadute tante cose incredibili!

Tante e tante volte mi hai detto che la tua prima scelta è sempre e comunque il teatro. Continui sempre e comunque a pensarlo, anche dopo ruoli e film come questi?

Di sicuro mi muovo con la stessa passione tra l’uno e l’altro. Ma è un discorso che meriterebbe molto, molto tempo. Non si può risolvere con una battuta. Quanto tempo hai?

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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