Toninelli: "Pronto decreto Genova". Rischio guerra legale

ANSA
ROME, ITALY - JUNE 22: Danilo Toninelli, Minister of Infrastructure and Transport, during the press conference for the presentation of the Trenitalia - Lazio Region Service Contract for the direct award of regional transport, in return for the commitment to make investments of almost 1.4 billion euros on June 22, 2018 in Rome, Italy. (Photo by Stefano Montesi - Corbis/Getty Images)

"Il decreto è pronto, sarà in Gazzetta ufficiale nelle prossime ore", dice il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, annunciando il passaggio con cui il provvedimento entrerà in vigore, sebbene suscettibile di modifiche in Parlamento durante la fase di conversione in legge.

Ma in ambienti parlamentari si ragiona sul fatto che il testo sulla ricostruzione del ponte di Genova non sarebbe stato ancora inviato al Quirinale. Non solo. Il decreto rischia di scatenare una guerra legale con Autostrade, dall'esito incerto per lo Stato. Perché in base alla concessione in essere, contratto di diritto comunitario che il decreto non ha revocato, Autostrade ha l'obbligo e il diritto di ricostruire il viadotto crollato.

Non a caso il ministro dell'Interno Salvini auspica che "i dirigenti di Autostrade, se hanno un cuore, evitino cavilli e ricorsi". Ma la società starebbe già affilando le armi, pronta a deporle se si profilasse un negoziato. Cioè se il governo indicasse le società che vuole sul campo per la ricostruzione, lasciando la gestione della partita ad Autostrade, a cui la concessione consente di affidare senza gara una quota dei lavori pari al 40%, percentuale che ricomprende ampiamente il ponte.

La strada intrapresa col decreto è un'altra ed espone a molti ostacoli. Nelle dichiarazioni pubbliche il governo ha più volte citato Fincantieri per la ricostruzione, che tra l'altro, secondo alcuni giornali, non avrebbe le certificazioni adatte.

Il nome di questa società non è nel provvedimento. C'è scritto però che il commissario straordinario - il cui profilo non è noto, ma circola quello del giurista Alfonso Celotto che ha appena lasciato l'incarico di capo di gabinetto del ministero della Salute - potrà avvalersi "delle società a partecipazione pubblica o a controllo pubblico", come Fincantieri. Ma come affidare lavori senza una gara, bypassando norme nazionali e comunitarie? Un passaggio di questo genere, a quanto filtra, solleverebbe forti...

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