A Torino crescono le richieste di aiuto da famiglie in difficoltà

Marco Panzarella

"Negli ultimi giorni le richieste di cibo sono raddoppiate, ad avere bisogno non sono soltanto i senzatetto ma anche le famiglie che non riescono piú ad andare avanti". A parlare è Frate Mauro, il padre superiore del convento Sant'Antonio da Padova di Torino, un edificio di fine '800 che si trova a pochi passi dalla stazione di Porta Susa, in centro città.

Fino a pochi giorni fa il convento era in grado di offrire un servizio mensa ai piú bisognosi, ma dopo i provvedimenti disposti dal governo per contenere il contagio ha dovuto chiudere. Nel frattempo, però, le richieste di cibo sono aumentate e i cinque frati francescani che oggi vivono in convento (un sesto frate anziano per precauzione è stato spostato in infermeria) sono costretti agli straordinari per preparare i sacchetti da asporto, che consegnano a quanti si rivolgono a loro. Per fortuna a dare  una mano ci sono cinque ragazzi che qualche mese fa avevano trovato ospitalità dopo aver trascorso periodi difficili. 

"Prima che il virus si diffondesse - spiega Fra Mauro - offrivamo cento pasti seduti e altrettanti sacchetti da asporto. Adesso che la mensa è chiusa prepariamo circa 360 sacchetti da asporto. A chiedere il cibo sono i senzatetto che con l'elemosina in una città quasi deserta non riescono a racimolare abbastanza denaro per cavarsela da soli, ma anche molte famiglie che non hanno soldi a sufficienza per comprare beni di prima necessità. A loro, settimanalmente e non più ogni quindici giorni come avveniva in passato, doniamo 120 pacchi spesa".

Grazie ad alcune iniziative di solidarietà il cibo al convento sta arrivando, ma non è ancora sufficiente per soddisfare la crescente richiesta di sacchetti da asporto. "Sono arrivati pane, verdura, frutta. Ora servirebbero dei contenitori monoporzione dove riporre la pasta, ma anche le stoviglie di plastica. Da qui a poco avremo difficoltà negli acquisti, ce la stiamo mettendo tutta, ma da soli non possiamo farcela".