Torino, manifestazione Sì Tav: in piazza c’è anche la Lega

Torino, manifestazione Sì Tav: in piazza c'è anche la Lega

A due mesi dal primo appuntamento i Sì Tav tornano a riempire piazza Castello a Torino. Svettano sulla folla striscioni a favore della realizzazione della linea ad alta velocità che dovrebbe collegare Torino a Lione: “Sveglia, il mondo cambia ad alta velocità“, oppure: “I tir inquinano, la Tav no“. Presenti in piazza rappresentanti di diversi schieramenti politici: dal Pd alla Lega. Di Maio non si dichiara sorpreso dalla presenza di alcuni rappresentanti del Carroccio alla manifestazione. “Non mi scandalizzo per il fatto che si vada in piazza a dire che si era per il Sì alla Tav” ha commentato il ministro.

I Sì Tav riuniti ancora a Torino

Come riportato dall’Ansa, i manifestanti sono stati guidati dall’ex sottosegretario Mino Gioachino e dalle sette “madamin”, che dallo scorso 10 novembre si sono costruite il ruolo di organizzatrici dell’opposizione di piazza alle politiche del Movimento 5 Stelle sulla linea ad alta velocità tra Torino e Lione. Le sette donne sono riuscite a raccogliere in un unico movimento il dissenso verso lo scetticismo dei pentastellati per la Tav. “Per la seconda volta i cittadini sono in piazza. Questo è già un referendum” hanno infatti ribadito Patrizia Chiazza e Roberta Castellina. La presa di posizione dei manifestanti è decisa: “A due mesi dalla manifestazione del 10 novembre oggi torniamo in pizza per chiedere un’accelerazione nella presa di decisione su un’opera che non può essere fermata. Chiediamo al governo che si esprima in modo chiaro, certo, trasparente e veloce“.

La madamin hanno anche sottolineato che “Siamo più di trentamila, come l’altra volta“. Non si tratta quindi di un semplice malcontento, ma di una protesta sentita quella dei Sì Tav, sempre meglio organizzata. Durante la manifestazione da un megafono sono anche stati elencati i nomi dei Comuni che hanno aderito all’iniziativa. La mobilitazione non è quindi stata supportata solo dagli schieramenti politici, ma anche da istituzioni comunali e regionali. Alcuni sindaci hanno anche violato le regole della piazza, indossando la fascia tricolore simbolo del loro ruolo.

PD, Lega e FI con i Sì Tav

A cavalcare l’onda dei Sì Tav ci sono schieramenti politici opposti. In piazza il presidente del Piemonte Sergio Chiamparino, il presidente della Liguria Giovanni Toti, i parlamentari di Forza Italia Gelimini e Bernini, il candidato alla segreteria del PD Maurizio Martina ed esponenti dei Moderati e delle liste civiche che costituiscono la maggioranza di centrosinistra in Regione Piemonte.

Sono però assenti i simboli di partito. Si tratta infatti di un’iniziativa che vuole essere apartitica, comune alla cittadinanza al di là degli schieramenti. Patrizia Chiazza e Roberta Castellina hanno infatti spiegato: “Ci fa piacere che molte forze politiche abbiano deciso di aderire, Lega inclusa. Noi però abbiamo chiesto che non ci siano bandiere di partito, perché la Torino-Lione è un’opera di tutti“.

Scontro sulla Tav tra Lega e M5S

Il segretario della Lega Piemonte e capogruppo alla Camera Roberto Molinari ha spiegato la presa di posizione del Carroccio: “Siamo qui a ribadire una posizione storica della Lega, che è sempre stata a favore delle grandi opere. […] Dimostrano questa posizione i voti, le posizioni politiche, i programmi elettorali non ultimo quello con cui siamo stati eletti il 4 marzo, che per il Piemonte punta sullo sviluppo di Terzo Valico e Tav per il suo rilancio“.Anna Maria Bernini, capogruppo in Senato di FI, redarguisce però la Lega con un pungente tweet: “Ok Lega in piazza ma dovrà dire ‘sì Tav’ anche a Palazzo Chigi“. La posizione assunta dal Carroccio è, infatti, in aperto e non mascherato contrasto con quella degli alleati di governo.

Luigi Di Maio, da sempre fervido oppositore della linea ad alta velocità tra Torino e Lione, ha dichiarato di “non scandalizzarsi per il fatto che si vada in piazza a dire che si era per il Sì alla Tav: diciamo che abbiamo fatto la campagna contro le trivelle insieme per il referendum sia noi che la Lega in tempi non sospetti, quando nel 2015 non avevamo nessuna intenzione di neanche di firmare un contratto di governo. […] È semplicemente il fatto che queste sono due forze politiche che hanno convinzioni diverse. Infatti per questo come Movimento 5 Stelle, quando abbiamo iniziato il percorso di governo, abbiamo chiesto un contratto di governo perché io sapevo che ci saremmo ritrovati in queste situazioni“.