I tormenti di Di Maio prima dell'incontro con Zingaretti

Pietro Salvatori

L’operazione giallorossa fatica a partire. A sera l’incontro con Nicola Zingaretti. È stata una giornata drammatica per Luigi Di Maio. Da un lato due dei big del suo partito (Grillo e Di Battista) che intervengono a gamba tesa a negoziati in corso. Dall’altro una base in subbuglio che urla “mai con il Pd”. Luigi Di Maio porta due condizioni: il taglio dei parlamentari, su cui una soluzione può essere trovata. E il nome di Giuseppe Conte come unico possibile premier giallorosso. “Il taglio dei parlamentari deve essere inserito nel calendario di settembre. O riceviamo rassicurazioni su questo punto, e Zingaretti ancora non ne ha date, e si fa come diciamo noi, o salta tutto” aveva scandito davanti ai suoi nel pomeriggio, dando il senso di una trattativa che non decolla. Nonostante le dichiarazioni di cordialità e buona volontà di chi ha partecipato all’incontro tra le delegazioni di Movimento 5 stelle e Partito democratico intorno all’ora di pranzo, a sera un uomo vicino al leader scuoteva la testa la testa: “Siamo ancora in alto mare, siamo al punto di partenza di ieri”. 

A sera va in scena MaZinga episodio 1. La discussione si arena sul muro del segretario dem su Conte: “Nulla di personale, ma serve discontinuità”. Di Maio torna a casa. Dà ventiquattr’ore di tempo per far decantare la questione. Ecco uno dei suoi: “Zingaretti vuole il voto e andarci con una scissione interna?”. Il gioco è chiaro: sfruttare la sponda di Matteo Renzi per far curvare la storia nella direzione desiderata. Continua la stessa fonte: “E se continuano a dire di no a Conte la questione è chiusa. Con loro”. Gli occhi si girano verso il tiepido forno con la Lega, tenuto in un cantuccio costantemente dagli uomini di Di Maio come convitato di pietra di questi giorni complicati.

Le plastiche convulsioni del Pd, partite nella giornata di ieri e proseguite per tutto il venerdì, si sono riverberate sui 5 stelle. Se si aprono le pagine social del leader...

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