Torna Incroci di civiltà. Apre La Gioia con Fresán. Un estratto da "La parte recordada"

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PARIS, FRANCE - JUNE 16:  Argentinian writer Rodrigo Fresan poses during a portrait session held on June 16, 2010 in Paris, France. (Photo by Ulf Andersen/Getty Images) (Photo: Ulf Andersen via Getty Images)
PARIS, FRANCE - JUNE 16: Argentinian writer Rodrigo Fresan poses during a portrait session held on June 16, 2010 in Paris, France. (Photo by Ulf Andersen/Getty Images) (Photo: Ulf Andersen via Getty Images)

Venerdì 5 novembre alle 19 al Teatrino di Palazzo Grassi, Rodrigo Fresán converserà con Nicola Lagioia nel corso della quattordicesima edizione di Incroci di civiltà, il Festival Internazionale di Letteratura, diretto da Flavio Gregori, ideato e organizzato dall’Università Ca’ Foscari Venezia, con Comune di Venezia e Fondazione di Venezia.

Pubblichiamo un estratto da La parte recordada di Rodrigo Fresán.

A MO’ DI INIZIO DI QUEL CHE SEGUE / TUTTO QUEL CHE VERRÀ SU QUEL CHE È GIÀ PASSATO

di Rodrigo Fresán

Ricorda (e tutto quel che rammenta in questi giorni viaggia, sicuro ma pesante, dal passato al presente, con un eccesso di bagaglio ma accanto a lui, sempre più leggero; e da qui e a partire da ciò il fatto che cominci a ricordare ogni cosa in questo carattere di testo ma, subito dopo, continui a ricordarlo in quest’altro) com’era lui quando ha cominciato a scrivere e a leggere e a scrivere.

Ricorda com’era il sorriso che s’inscriveva sulle sue labbra ogni volta che apriva un libro e com’è ancora adesso, perché quando si legge si è giovani per sempre e per sempre come si era e come si sarà: la sorridente età senza tempo del lettore che scrive e che sa di avere un inizio.

Un C’era una volta..., un ieri-non-sapevo-farlo-ma-oggi-sì-e-lo-saprò-fare-per-sempre.

Allora rammenta sé stesso leggendo e sorridendo davanti alle sue prime parole per iscritto: le prime e le ultime righe e alcune parti al centro, a caso, di un romanzo scritto da un altro ma che ora, nel leggerlo, era anche suo.

Il romanzo preferito dei suoi genitori.

Tender Is the Night di Francis Scott Fitzgerald.

Le ha lette – quelle lettere che si fondevano in quelle parole – nell’istante magico in cui, dopo essere quasi annegato là fuori, ha avuto la sensazione di riuscire a leggere prima di aver imparato a leggere.

Lì e allora ha letto: «Si parla di ferite cicatrizzate, con un parallelismo piuttosto vago con le patologie della pelle, ma non esiste niente del genere nella vita delle persone. Le ferite aperte possono rimpicciolire a volte sino a farsi una punta di spillo, ma restano pur sempre ferite. I segni della sofferenza sono più paragonabili alla perdita di un dito, o della vista da un occhio. Magari non ne sentiamo la mancanza, neppure per un istante all’anno, ma se invece così non fosse non potremmo farci proprio niente» e «Chi non sarebbe felice di dare una mano a trasportare lanterne nell’oscurità?» e «I bambini che non si conoscono dovrebbero sorridersi e dirsi: “Giochiamo insieme!”»

E, prima di chiudere il romanzo e di perdere quella capacità che avrebbe poi recuperato anni dopo, in seguito ad alcune settimane di intenso apprendimento, è saltato fino all’ultima pagina e lì ha scoperto che «In ogni caso si trova quasi certamente laggiù, in una cittadina di quelle».

Lo ricorda sorridendo e pensando: «Questo sì che è un bel libro».

E non molto tempo dopo ma quasi un’eternità per qualcuno della sua età, già comprendendo il linguaggio delle lettere (ancora un bambino ma già dotato di quel superpotere, come se fosse un’altra persona, con tanti altri libri ancora da aprire come se fossero porte e tante porte ancora da chiudere e con tante lanterne e sorrisi da accendere per uscire a giocare in una cittadina di quelle e senza paura delle cicatrici che lasciano sempre una ferita), ha aperto un altro libro.

E ha letto.

E rammenta sé stesso mentre si dice che quello stesso principio di romanzo si potrebbe leggere, anche, come una domanda in uno di quei test scolastici tipo multiple choice ai quali all’epoca lo sottomettevano, in continuazione, senza previo avviso né alcuna ragione comprensibile e sorpresa! e il sorriso sadico della tenera ma diurna maestra di turno nell’annunciare verifica a sorpresa.

Così, in seguito, allora.

Era:

(Istruzioni per il candidato: prima di rispondere, tener conto che avevamo tutto dinanzi a noi, ma non avevamo nulla; eravamo diretti al cielo e ci perdevamo dalla parte opposta. A farla breve, quegli anni erano così simili ai nostri, che alcune fra le voci più autorevoli sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo.)

Frammento de La parte recordada, Literatura Random House, 2019, Spagna.

Traduzione di Giulia Zavagna.

L’edizione 2021 avrà quest’anno un ulteriore appuntamento domenica 7 novembre alle ore 11.30 alla Fondazione Giorgio Cini, con un Omaggio al Carnevale di Maurizio Scaparro.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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