Ritorno all'abc

Alessandro De Angelis
·ViceDirettore
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02/03/2020 Roma, conferenza stampa sul nuovo Dpcm per contrastare il Coronavirus, nella foto FRANCO LOCATELLI ROBERTO SPERANZA MARIA STELLA GELMINI SILVIO BRUSAFERRO (Photo: Agf)
02/03/2020 Roma, conferenza stampa sul nuovo Dpcm per contrastare il Coronavirus, nella foto FRANCO LOCATELLI ROBERTO SPERANZA MARIA STELLA GELMINI SILVIO BRUSAFERRO (Photo: Agf)

Il rovesciamento è totale rispetto al “format” dell’era precedente, inevitabile il raffronto: le conferenze stampa fiume, l’elenco di permessi e di divieti col piglio del preside zelante, l’ossessione del dettaglio normativo, la lunghezza castrista, il compiacimento sul modello italiano, le rassicurazioni sugli abbracci, il Natale promesso e poi negato, la costruzione della leadership secondo il primato della comunicazione sulla politica, il set al chiuso, poi all’aperto, la scelta di “entrare” nei tg. Insomma, con una parola antica: la propaganda sullo stato di eccezione.

Il primo dpcm dell’era Draghi, chissà se l’ultimo per poi passare al decreto legge o se si proseguirà con questo strumento, è annunciato in una sobria conferenza stampa, con la durata di una conferenza stampa e non di un telefilm (a puntate): ci sono i due ministri competenti, Roberto Speranza (Salute) e Maria Stella Gelmini (Regioni) e due scienziati, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli. Ognuno parla per il suo ambito, illustra a grosse linee la ratio del provvedimento di cui viene spiegata l’esigenza sulla base delle analisi scientifiche: rischi, contagi, varianti. Punto. La conferenza stampa arriva al termine di un iter ordinato nella genesi del provvedimento: consigli dei ministri puntuali e diurni, confronto con le Regioni nelle sedi opportune più che sui giornali, assenza di diciotto bozze ogni volta cambiate a mezzanotte a ogni lite. Ed è ordinata anche la presentazione, a quattro giorni dall’entrata in vigore, non la sera prima.

E ancora: il provvedimento arriva una volta ultimate le nomine delle strutture preposte a gestire l’emergenza: Fabrizio Curcio alla Protezione civile, Paolo Figliuolo commissario straordinario (e Franco Gabrielli ai Servizi). Anch’esse fondate sui criteri di competenza ed esperienza sul campo: fuori il manager Arcuri, dentro il generale e...

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.