Tornare a Bergamo: la GAMeC come esperienza e rappresentazione

Lme
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Bergamo, 4 nov. (askanews) - Tornare a Bergamo nei giorni in cui in Italia la seconda ondata della pandemia di coronavirus porta, di nuovo a chiusure e limitazioni è un'esperienza già di per sé forte; farlo per visitare, nelle ultime ore di apertura al pubblico prima del nuovo stop ai musei, la mostra "Ti Bergamo", nata da ciò che la Galleria d'arte moderna e contemporanea della città orobica ha fatto durante il lockdown di primavera, è ancora più intenso ed emozionante. Soprattutto perché il progetto, curato dal direttore della GAMeC Lorenzo Giusti, ha un sottotitolo molto chiaro: quello di cui si prova a parlare attraverso le opere d'arte è la comunità di Bergamo, quelle persone che sostanzialmente per prime, e spesso da sole, si sono trovate a fronteggiare la tempesta del contagio da Covid-19. E intorno a loro si sono stretti artisti, intellettuali, personaggi dello spettacolo, curatori, medici, politici. "Volevamo restituire questa idea di comunità - ha detto Lorenzo Giusti ad askanews - estremamente allargata. La mostra poi è una mostra strana, perché interseca i piani, mette insieme elementi molto diversi tra loro, esprime un cortocircuito emotivo. Ma non è una mostra sul Covid, anzi è una mostra estremamente positiva che pensa a una nuova modalità per intessere relazioni, per tenere insieme i legami". Il punto è proprio questo: l'idea di costruire qualcosa - una mostra nella fattispecie - partendo da un momento drammatico, ma non solo come una sorta di monumento, piuttosto come un modo di essere e di pensarsi, dopo quel momento, sfruttando le possibilità che l'emergenza ha costretto a immaginare anche in chiave futura, come progetto che non si ferma. Così da quell'idea di costruire un legame con la comunità e il mondo esterno che è stata Radio GAMeC, progetto segnalato anche dall'Unesco, sono poi nate altre esperienze, altre pratiche, altre espressioni, che la mostra prova a rimettere insieme. In un modo che, come la radio, non ha mai negato di voler essere in primo luogo "sentimentale", ossia vivo, partecipe, reale. "C'è stata una grande energia in un certo momento qui - ha aggiunto Giusti - una adrenalina che ha dato vita a tante creazioni, a tante manifestazioni, a tante iniziative di beneficienza, di testimonianza di vicinanza a Bergamo E' stato un momento particolare, il museo ha cercato di raccontarlo: in un primo momento attraverso la radio, in un secondo momento con gli strumenti che gli sono propri, quelli dell'immagine e quelli della presentazione dell'immagine". Una rappresentazione che trova, nella mostra, molteplici forme e molteplici nomi, da Filippo Berta ai MASBEDO, da Olimpia Zagnoli a Simone Fattal, da Emiliano Ponzi ad Andrea Mastrovito, solo per citare alcuni degli artisti esposti. Ma non è questo elenco, per quanto prestigioso, a dare il senso dell'importanza della mostra, che resta un'esperienza ulteriore, avvolgente e capace di essere una testimonianza unica di un luogo e soprattutto di un tempo, il nostro.