Tortu, lo sprinter che ha riportato l'italia in una finale mondiale dei 100 metri

Marco Marangoni

Dal campo di Giussano in Brianza alla stellare finale mondiale sui 100 metri, la gara più veloce, più emozionante, più intensa dell'atletica leggera. Filippo Tortu, ottimo settimo in 10"07 nella gara vinta dall'Us Boys di Atlanta, Christian Coleman con 9"76 (record mondiale stagionale), è nella storia del movimento italiano perché dopo 32 anni un azzurro è ritornato a disputare una finale iridata. Era il 30 agosto del 1987 quando Pierfrancesco Pavoni all'Olimpico di Roma fu protagonista, a metà causa quel risentimento al quadricipite accusato in semifinale, di una gara che vide sfrecciare un gigante pieno di doping (poi venne squalificato) dal nome Ben Johnson.

Questa sera allo stadio Khalifa di Doha, a due passi dal deserto, Tortu sia in semifinale che in finale ha corso alla grande. È uscito come una furia dai blocchi, poi ha iniziato a macinare metro su metro. Bella, compatta e decisa la sua azione sul lanciato in entrambe le prove. Filippo dopo aver corso 10"11 in semifinale, poco più di tre ore dopo in finale si e' migliorato correndo in 10"07, personale stagionale. Davanti all'azzurro l'unico altro europeo finalista, il britannico originario di Anguilla, Zharnel Hughes (10"03). 

Gli europei nella gara regina dei mondiali

L'impresa di Filippo Tortu per aver centrato una delle finali più difficili, al limite dell'impossibile dello sport, quella dei 100 metri dei Campionati mondiali di atletica leggera, va letta nei numeri. Con l'ingresso nella finale della kermesse di Doha, il 21enne velocista brianzolo, dal 22 giugno del 2018 primatista nazionale con 9"99, e' tra i 19 europei - o comunque atleta che gareggia per una Nazione del Vecchio Continente - ad essere entrato in una finale iridata.

Oggi oltre a Tortu la finale è stata centrata per la prima volta in carriera anche dal britannico, Zharnel Hughes, atleta che vanta un personale di 9"91. La finale con più europei sui blocchi di partenza fu quella di domenica 30 agosto del 1987 all'Olimpico di Roma con ben quattro rappresentanti, il britannico Linford Christie (bronzo in questa occasione, oro nel 1993 a Stoccarda e quattro finali totali), l'ungherese Attilia Kovacs, il sovietico Viktor Bryzgin e l'azzurro Pierfrancesco Pavoni.

Nel 1983 alla prima edizione, quella di Helsinki, furono due, il britannico Allan Wells e il tedesco Christian Haas. Dopo la totale assenza di europei ad Atene 1997, dal 1999 a oggi l'Europa e' sempre stata presente con almeno un atleta. La Nazione più rappresentata e' la Gran Bretagna con i vari Gardener, Chambers, Malcolm e Devonish. A Helsinki nel 2005 il Portogallo fu presente con Francis Obikwelu e a Osaka 2007 tra i finalisti anche lo sloveno Osovnikar. Da Daegu 2011 a Londra 2017 c'è sempre stata una presenza francese tra Christophe Lemaitre e Jimmy Vicaut. Oltre alle due medaglie di Christie le altre due sono state, sempre di bronzo, di Chambers nel 1999 e Campbell nel 2003.

La storia di Filippo Tortu

È iniziata una decina d'anni fa con le prime vittorie tra i giovani studenti di Milano e dintorni. A suon di record nazionali nelle categorie giovanili, seguito da papa' Salvino, ex velocista natio di Tempio Pausania nel Sassarese, 'Pippo' ha iniziato a bussare all'atletica che conta su scala internazionale.

  • Nel 2014 durante le Olimpiadi giovanili in Cina durante le batterie dei 200 metri è inciampato cadendo sulla linea d'arrivo fratturandosi entrambe le braccia.
  • Nel 2016 agli Europei in Olanda, Tortu è sceso fino a 10"19 stampando il nuovo record nazionale juniores. Poche settimane dopo e' argento ai Mondiali under 20 in Polonia con 10"24. Le stagioni passano veloci, Filippo gareggia sia sui 100 che sui 200 ma la distanza piu' corta e' quella che gli da le maggiori soddisfazioni tra vittorie e primati nazionali di categoria.
  • Nel 2017 a Grosseto si laurea campione europei juniores in una gara caratterizzata da un vento contrario molto forte, 4,3 metri al secondo con un crono a lui ormai lontano, 10"73.
  • Il 2018 è l'anno della ribalta. A Savona, una tappa fissa della sua agenda, ferma i crono a 10"03: è il secondo miglior italiano di sempre a due centesimi dal grande Pietro Mennea. A Tortu piace la velocità pura e solo pochi giorni dopo al Golden Gala di Roma corre in 10"04 lasciandosi alle spalle addirittura Coleman (oggi campione del mondo), Simbine (a Doha quarto) e Rodgers (eliminato in semifinale).

Lo sprinter di Carate Brianza dal sangue sardo, simpatico e determinato, viaggia col vento in poppa. Il 22 giugno al Madrid scrive una delle più belle e attese pagina dello sport italiano: correndo in 9"99 migliora, dopo quasi 39 anni, il 10"01 di Mennea diventando così il 134esima centometrista a superare il muro dei 10 secondi. La stagione che ormai sta volgendo al termine Filippo la apre con uno strepitoso 9"97, tempo regolare ma non puo' essere considerato record. A fine giugno il portacolori delle Fiamme Gialle è costretto ad uno stop: colpa dello strappo al bicipite femorale della gamba sinistra accusato durante la gara di Diamond League a Stanford in California. Due mesi dopo torna alle competizioni a Rovereto con buone sensazioni che oggi si sono tramutate in una grande impresa.