##Torture, morte, stupri: l'inferno Libia nelle carte dei magistrati

Gtu

Roma, 16 set. (askanews) - Cosa c'è in Libia, per i migranti che vogliono arrivare sulle coste italiane? Torture, violenze, morte. Un inferno che questa volta è finito nelle carte dei magistrati di Agrigento e poi di Palermo, che lo hanno documentato grazie al lavoro degli investigatori di Agrigento e Messina, e hanno fermato tre carcerieri, 'torturatori' di un centro di detenzione migranti in Libia a Zawiya. Una ex base militare, vicina al mare, dove dietro ad un grande cancello blu e i muri alti in pietra, vengono sequestrati, torturati, uccisi centinaia di migranti in attesa di partire per l'Europa.

Sono stati i migranti, le vittime, che hanno avuto il coraggio di raccontare, dettagli nitidi e descrizioni concordanti, che hanno riconosciuto tre dei loro carcerieri in foto. Migranti che erano a bordo dell'imbarcazione a vela Alex, dell'ong 'Mediterranea Saving Humans', soccorsi nella Sar Libica, poi forzando il blocco dei porti chiusi, li aveva fatti sbarcare a Lampedusa a luglio 2019 .

I reati contestati sono associazione a delinquere, tratta di esseri umani, sequestro di persona e tortura. Le indagini inizialmente avviate dalla Procura della Repubblica di Agrigento sono state poi trasmesse alla Dda di Palermo. Un'indagine, che spiegano gli inquirenti, sarà oggetto di approfondimenti, data la complessità e la gravità ei fatti emersi.

I tre fermati erano nell'Hot Spot di Messina: Mohamed Conde' (detto 'Suarez'), nato in Guinea 22 anni, Hameda Ahmed egiziano, 24 anni, Mahmoud Ashuia, egiziano 26 anni. Descritti cone 'spregiudicati e violenti'; soprattuto Mahmoud che 'era solito torturare e picchiare noi migranti, con cavi elettrici, tubi di gomma, a pugni e a calci; era solito picchiare continuamente, anche per ore, il migrante di turno, il quale, anche il giorno successivo veniva nuovamente picchiato; di notte era solito portare il fucile mitragliatore'. Ma il peggiore di tutti il più spietato era il boss della prigione un libico, chiamato Ossama, picchiava, torturava chiunque, utilizzando anche una frusta. Ha ucciso tanti così. E ha stuprato donne.

Un'associazione a delinquere, dove i tre fermati, sono solo alcuni dei numerosi carcerieri da identificare di diversa nazionalità, che gestiva il centro di prigionia d Zawiya, dove 'centinaia di migranti, che tentavano di imbarcarsi per raggiungere le coste italiane, venivano privati della libertà personale e sottoposti a sistematiche vessazioni e atrocità', spiegano gli inquirenti. Centinaia, uomini, donne e bambini chiusi a chiave dentro enormi capannoni; pane duro e acqua di mare i pasti. Gli uomini picchiati con bastoni e tubi di gomma; frustati con cavi elettrici e minacciati costantemente con armi. Le donne stuprate. Perché i familiari pagassero per liberarli e proseguire il viaggio. Erano i carcerieri a fornire i cellulari per contattare i familiari nei paesi di origine, a cui mandavano foto dei loro familiari torturati. A chi si rifiutava di telefonare o a chi cercava di fuggire venivano riservate violenze ulteriori: scosse elettriche, bastonature. Qualcuno è morto per le ferite. Qualcuno per la fame. Qualcuno è stato ucciso a colpi di mitra. Per chi non pagava la somma richiesta, circa 6 mila euro, il destino era quello di esser venduto ad altre bande criminali per lo sfruttamento lavorativo o sessuale.

L'associazione organizzava anche la tratta di esseri umani, e l'immigrazione clandestina. Il centro di prigionia era proprio su una spiaggia da cui spesso partivano i barconi che trasportavano i migranti in Italia.(Segue)