##Torture, morte, stupri: l'inferno Libia nelle carte dei magistrati -3-

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Roma, 16 set. (askanews) - Sono soprattutto le dichiarazioni dei migranti a dare il quadro 'concordande' di quell'inferno a Zawiya, dove arrivavano dopoaver già subito violenze.

Uno di loro Z. racconta - visibilmente scosso e tra le lacrime - di capannoni a Saba, dove i migranti, erano stati chiusi a chiave. Circa 20-30 persone, uomini e donne E 'tutte le donne che erano con noi, una volta alloggiati all'interno di quel capannone sono state sistematicamente e ripetutamente violentate dai 2 libici e 3 nigeriani che gestivano la struttura', armati di fucili mitragliatori e bastoni. 'Ci davano da bere acqua del mare e, ogni tanto, pane duro. Noi uomini, durante la nostra permanenza all'interno di quella struttura venivamo picchiati al fine di sensibilizzare i nostri parenti a pagare'. Z. Non vuole chiamare i suoi familiari, si rifiuta, viene bastonato più volte, un giorno all'ennesimo rifiuto 'con il calcio della pistola, dopo che mi ha immobilizzato il pollice della mia mano destra su un tavolo, mi ha colpito violentemente al dito, fratturandolo'. E 'durante la mia permanenza all'interno di quella struttura ho avuto modo di vedere che gli organizzatori hanno ucciso a colpi di pistola due migranti che avevano tentato di scappare'. Z. riesce a scappare, ma poi un tassista, porta lui e altri migranti, ingannandoli, pagato dalle bande criminali, nella ex base militare di Zawiya.

La descrizione è precisa e dettagliata: 'L'area era recintata con degli alti muri. Accedevamo tramite un grande portone blu. All'interno, l'area si presentava divisa per settori: a destra vi era la direzione e a sinistra vi erano gli alloggi delle guardie. Entrando a sinistra vi era l'area delle donne, poi quella degli africani dell'est (eritrea e Etiopia), e poi quella dei sub-sahariani. A destra vi era un campo di calcio dove vi erano tanti bambini, poi un container dei medici ed infine un container dell'OIM'. E 'tale area era collegata, tramite un portone, a un'altra base militare operativa, in quanto lì vi erano i militari ed anche i carri armati. Tale base era in prossimità del mare e di una raffineria. All'interno potevamo essere circa 500 persone, uomini, donne e circa 15 bambini'. E le guardie non erano militari, erano 8 persone, di diverse nazionalità, egiziani, sudanesi, del Gambia, marocchini.

Uno dei carcerieri è tra i fermati, 'senza dubbio, il capo egiziano Mohamed, il quale alleva un gregge proprio accanto alla caserma militare, è il più terribile'. E' lui che lo picchia più volte, lo bastona, lo tortura, 'torture che mi hanno lasciato delle cicatrici sul mio corpo', 'sono stato frustato tramite fili elettrici'. Ma la violenza 'al fine di dimostrare il modo spietato con cui veniva gestita tale prigione' era all'ordine del giorno per tutti: tre sudanesi che si erano lamentati delle guardie 'sono stati ammazzati a botte' da parte di un carceriere, anche lui sudanese: 'Ho sentito, per tutta la notte le grida di dolore dei tre migranti, sottoposti alle continue angherie da parte della guardie'. Z. è rimasto chiuso in questo inferno da giugno a dicembre del 2018. Poi viene venduto. Ad un uomo che 'mi ha trattato molto bene ed ho lavorato alle sue dipendenze, come bracciante agricolo, fino all'atto della mia partenza verso l'Italia'.

Z. ha individuato 'fotograficamente, e senz'ombra di dubbio, i suoi carcerieri e torturatori'.(Segue)