##Torture, morte, stupri: l'inferno Libia nelle carte dei magistrati -2-

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Roma, 16 set. (askanews) - Gli agenti stavano cercando gli scafisti ma raccogliendo le dichiarazioni dei migranti hanno trovato 'ben altri e più gravi scenari di desolante degrado e di mercificazione e mortificazione dell'essere umano', si legge nel decreto di fermo della Dda .

I migranti hanno raccontato 'degli estenuanti e lunghi viaggi affrontati per raggiungere dai loro Paesi di origine la Libia e da qui l'Europa; delle numerose e violente bande criminali intervenute, lungo il loro complesso percorso, per lucrare, anche attraverso lo sfruttamento lavorativo, sulla condizione di quanti, costretti dalle guerre o dalla povertà, intendevano raggiungere le coste italiane; della navigazione infine intrapresa verso il nostro Paese, pure stavolta mediante l'intervento di associazioni per delinquere'.

Racconti diversi, viaggi diversi, trafficanti e prigioni anche diverse, capannoni di prigionia e torture disseminati in tutta la Libia, e tutti avevano 'un unico comun denominatore costituito da un periodo di illegale prigionia nella città libica di Zawiya'. Ognuno di loro, 'dopo diverse traversie, veniva condotto, con inganno o violenza o previa vendita da una banda all'altra o, addirittura, da parte della stessa polizia libica', era alla fine stato rinchiuso in questa ex base militare, vicino al mare 'capace, dunque, di contenere le centinaia di persone che venivano all'uopo catturate nel corso del cammino intrapreso per raggiungere in Europa'.

Un grande complesso, suddiviso in vari locali ( i migranti parlano anche della presenza di un container dell'OIM, ma non è dato sapere, allo stato - spiegano gli inquirenti - se fosse in disuso e utilizzato dalla criminalità locale) stracolmo di centinaia di migranti, 'gestita da un'articolata associazione per delinquere, allora composta anche dai tre odierni indagati (tutti riconosciuti in fotografia), capeggiata da tale Ossama'. Lo scopo: 'Quello di lucrare, quanto più possibile, e con la minore spesa, sulla peculiare condizione di chi, privo di ricchezze e di qualunque forma di tutela da parte degli apparati statali, decideva di fuggire dal proprio Paese di origine alla ricerca di migliori prospettive in territorio europeo'.

I migranti erano rinchiusi nell ex base militare, sorvegliati, ininterrottamente, da carcerieri armati. Tenuti in condizioni disumane, senza cure mediche necessarie, tanti sono morti per gli stenti o le malattie, 'così come emerge da diverse dichiarazioni'. Sottoposti al 'sistematico compimento, ad opera dei sodali, di continue e atroci violenze fisiche o sessuali, fino a giungere alla perpetrazione di veri e propri atti di tortura, talora culminate in omicidi'. E per 'sequestrare e seviziare allo scopo di ottenere somme di denaro per far cessare lo stato di prigionia e le relative sevizie, l'organizzazione si era dotata di un apposito 'telefono di servizio', tramite cui i migranti prigionieri potevano contattare i loro congiunti, ovviamente alla presenza dei carcerieri, e così indurli a pagare il riscatto in somme di denaro per porre fine alla detenzione e alle atrocità subite spesso documentate tramite l'invio di fotografie'. E 'quanti non riuscivano ad assecondare i desiderata dell'associazione in esame, finivano per essere trucidati o, in alternativa, se sfruttabili lavorativamente o sessualmente, venivano venduti ad altri trafficanti di esseri umani. Invece, chi pagava, veniva rimesso in libertà, ma con l'elevato rischio di essere nuovamente catturato dalla medesima associazione e di versare altro denaro ai carcerieri di Zawyia, così come, del resto, accaduto ad uno dei migranti sentiti nel presente procedimento, oppure da altre organizzazioni operanti in territorio libico'.(Segue)