Toscana, Corleone: ancora molto da risolvere per carceri

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Firenze, 22 ott. (askanews) - "Mi appresto a concludere il mio mandato con la consapevolezza che al mio successore lascerò un cantiere aperto, perché le difficoltà in cui si dibatte il sistema carcerario e le questioni da risolvere sono ancora molte. Ma in questi sei anni di lavoro, oltre ad aver affrontato le emergenze e individuato interventi di miglioramento per le condizioni di vita dei detenuti e degli operatori del carcere, il mio ufficio ha conseguito anche due risultati straordinari: la realizzazione del Giardino degli incontri nel carcere di Sollicciano, ultimo progetto di Giovanni Michelucci, e la chiusura dell'Opg di Montelupo Fiorentino". È questo, in estrema sintesi, il bilancio che il Garante dei detenuti della Toscana, Franco Corleone, ha tracciato nell'appuntamento di fine mandato che si è svolto nella sala Gonfalone del palazzo del Pegaso.

"Ho improntato il mio lavoro - ha spiegato Corleone - all'affermazione della cultura del diritto, dei diritti e dei valori sanciti dalla Costituzione". In quest'ottica "ho mirato a insegnare a tutti, detenuti e operatori degli istituti penitenziari, a non agire con la violenza, ma a ricorrere alle corti nazionali e internazionali". Molti problemi restano, ha aggiunto, "e s'impone un cambio di passo da parte di tutti: istituzioni, amministrazioni, operatori, volontari; e soprattutto serve che la politica riprenda uno slancio riformatore".

Il richiamo a un intervento riformatore da parte della politica è riemerso con forza anche nel corso della presentazione della ricerca intitolata "Droghe, i danni certi. Trent'anni di leggi punitive, gli effetti nelle carceri toscane", promossa dall'ufficio del Garante e condotta in collaborazione con la Fondazione Michelucci. Il rapporto, elaborato da Michela Guercia, Saverio Migliori, Katia Poneti e Massimo Urzi, mette in evidenza che in un decennio - nonostante la cancellazione "dalla legge oltremodo punitiva Fini-Giovanardi", come la definisce Corleone, e il ritorno alla legge Iervolino-Vassalli - il 50 per cento dei detenuti è in carcere per reati di droga. "Ma se si va più nello specifico - sottolinea il Garante - si vede che il 31 per cento dei detenuti è in carcere per reati di droga legati alla lieve entità o di carattere minore, reati per cui non sarebbe prevista la detenzione. Come si vede, gli effetti di una sola legge sono sufficienti a spiegare il fenomeno del sovraffollamento degli istituti penitenziari. Ed evidenzia una volta di più la necessità di riformare una legge che ormai è vecchia di trent'anni".

A commentare i dati della ricerca, che hanno sottolineato "l'opacità di dati" che spesso sono difficilmente desumibili dalle carte e la necessità di affrontare i reati per droga anche e soprattutto nell'ottica non della carcerazione ma delle pene alternative e della "messa alla prova", sono intervenuti Antonio Fullone, Provveditore regionale dell'Amministrazione penitenziaria, Filippo Focardi, magistrato della Procura minorile,Patrizia Meringolo, docente dell'Università di Firenze, l'avvocato Luca Maggiora, Susanna Rollino, funzionario di servizio sociale del ministero della Giustizia, Maria Stagnitta, del Forum droghe.