Toscana, Giachi: studenti americani tornano, sentita loro mancanza

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Image from askanews web site
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Firenze, 24 giu. (askanews) - Pre-covid si contavano circa 15 mila gli studenti americani in Toscana. La loro assenza, avvenuta tutta di un colpo a causa della pandemia, si è fatta sentire in termini che, Cristina Giachi, ex vicesindaco di Firenze e presidente della Commissione cultura del Consiglio regionale, definisce di "indotto economico" e di "indotto identitario". Le attività di studio sono proseguite quasi ovunque con regolarità, grazie alla didattica a distanza, ma ora si avverte l'esigenza del rientro in Italia, sia per gli studenti, sia per l'indotto dei lavoratori legati non solo all'educazione, ma, in grande quantità, per il turismo e la ristorazione.

Secondo Giachi, è sbagliato sottolineare solamente gli impatti negativi della presenza dei giovani americani, e lo si è capito proprio con la loro mancanza. Per quanto riguarda il settore dell'educazione, "è stato duramente colpito dalle misure restrittive conseguenti alla pandemia. Le numerose scuole di programmi di studio all'estero, che hanno sede in Toscana, hanno subìto un forte danno, perché la mancanza di studenti è stata radicale e totale, in questo anno e mezzo. Devo dire che si vedono ora i primi segnali di ripresa, compaiono i primi studenti per le sessioni estive e si immagina che dall'autunno ci sarà, se tutto andrà bene, una ripresa a pieno dell'attività. Proprio di recente, in Consiglio regionale ho presentato una risoluzione, con tutta la Commissione cultura, per chiedere che il Governo riconosca degli aiuti a questo comparto specifico. E' un comparto che per i territori come il nostro è fonte, motore, di un forte indotto economico oltre che di un indotto identitario che poi contribuisce alla risonanza della nostra cultura e del nostro modo di vivere all'estero, e - continua Giachi - genera una forma di turismo, non soltanto nell'immediato con la presenza degli studenti e, a volte delle lore famiglie, ma anche un turismo che si proietta nel futuro; perché, spesso, gli studenti che si fermano qui un semestre o un anno intero, tornano quando sono in età matura, tornano con le loro famiglie, mandano i loro figli e si fidelizzano ad un'idea di Firenze, della Toscana, della nostra terra, che li rende turisti particolarmente qualificati".

Gli studenti americani, insiste Giachi, "sono una fonte di ricchezza per tanti cittadini e cittadine toscani che con loro lavorano e che sono turisti che poi tenderanno a tornare come preziosi visitatori della nostra terra". E per quanto riguarda l'impatto sulla vita notturna? "E' un settore molto difficile da governare e la dinamica dei flussi di giovani nelle notti, specialmente estive in una città piccola come Firenze, è chiaramente complessa da affrontare. Abbiamo però visto in questo anno di pandemia cosa vuol dire avere completamente disattivato questo settore di vitalità per la città e che cosa comporta per tante cittadine e cittadini non poter lavorare in questo ambito. Dall'altro lato non c'è dubbio che una vita notturna senza regole, senza rispetto della vita ordinaria dei cittadini sia pericolosa e dannosa". La quadratura del cerchio, secondo Giachi, deve essere trovata, seguendo sostanzialmente due direttrici: una è quella del controllo, "che è la meno gradevole ma a volte necessaria, cioè dare un'idea chiara della dimensione di controllo del territorio di mantenimento di condizioni di vivibilità sostenibili per i cittadini e le cittadine che devono lavorare, studiare e vivere la città non da turisti, da villeggianti o da passanti"; l'altra è una dimensione educativa: "E' un lavoro che abbiamo fatto in collaborazione con Aacupi, con il Consolato americano, con il Comune di Firenze per generare un moto educativo in questi giovani, che spesso non capiscono bene neanche di che realtà sia Firenze. A molti sembra quasi un villaggio a fronte delle grandi città degli Stati Uniti da cui provengono, e faticano a comprendere la dimensione complessa di centro urbano che Firenze ha anche nella sua dimensione. Noi abbiamo di fronte una grande sfida, educativa alla sicurezza e ai comportamenti rispettosi della città, ma anche all'amore e alla cura per il patrimonio artistico e culturale", conclude Giachi.

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