Toti: "misure punitive". Protestano gli chef, Salvini difende cinema e palestre: le reazioni al nuovo dpcm

Federica Olivo
·Giornalista, Huffpost
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- (Photo: Claudia Greco/AGF)
- (Photo: Claudia Greco/AGF)

Non piace a tutti, o almeno non nel suo complesso, il decreto appena firmato dal premier Giuseppe Conte. Tra i primi ad esprimere disappunto, il governatore della Liguria, Giovanni Toti: “Il Governo ha firmato nella notte il nuovo Decreto con ulteriori restrizioni. Vista la situazione sanitaria nuove misure andavano sicuramente prese, ma alcune appaiono francamente incongruenti e dal sapore punitivo: la chiusura alle 18 dei ristoranti ad esempio”. Poi il riferimento alle richieste fatte dai governatori: “Come Regioni avevamo chiesto infatti che fosse portata alle 23 - ha spiegato - Spero che almeno questa volta il sistema di risarcimento sia efficace e puntuale, perché si rischia la chiusura di molte imprese”.

Il segretario della Lega, Matteo Salvini, difende alcune attività commerciali: “Chiudere attività come palestre, piscine, cinema e teatri che negli ultimi mesi hanno investito tanto per adeguare gli standard di sicurezza sanitaria è una sciocchezza. Luoghi sicuri e controllati, perché prendersela con loro???”.

Lo chef stellato Max Mascia non nasconde la sua indignazione: “Ci penalizzano per negligenze altrui”, dice all’Ansa. Il problema non siamo noi ma le scuole e il trasporto pubblico”. Sono “le resse di studenti all’ingresso e all’uscita di scuola, gli autobus pieni: non è stato fatto niente dal pubblico mentre da noi privati si” osserva. “Guardi mi ha appena telefonato una famiglia di sette persone, vivono insieme ma li dovremo mettere in un tavolo da quattro e uno da tre. Ma finché si lavora va bene così”. La chiusura alle 18, invece, impedisce di lavorare. “I ristoranti vivono con la cena. Quelli che vivono con il pranzo lo fanno con i business lunch ma con lo smart working i business lunch non ci sono più. Quindi - aggiunge - dirci di chiudere alle 18 vuol dire dirci di chiudere”. E a questo punto “ci vuole un ristoro. Non si può chiudere e basta. Se non mi fai lavorare, mi aiuti” come è accaduto “in altri Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna”.

Forza Italia, attraverso varie voci, chiede che sia immediatamente varato anche un provvedimento che garantisca il ristoro per le attività penalizzate.

Serpeggia il disappunto anche per la scelta di serrare cinema e teatri. Una serie di assessori alla cultura scrive a Conte: “La misura assunta oggi nel Decreto del
Presidente del Consiglio dei Ministri che dispone la sospensione degli spettacoli in teatri, cinema e sale da concerto, colpisce il settore produttivo italiano che più di ogni altro ha saputo adottare misure efficaci e responsabili nel contrasto alla diffusione epidemica da Covid-19. L’evidenza statistica dimostra che oggi proprio i teatri e i cinema sono, in virtù del senso di responsabilità dimostrato nell’applicazione delle misure medico-sanitarie da gestori, lavoratori e pubblico, i luoghi più sicuri del Paese, insieme a musei, spazi espositivi ed altri luoghi della cultura, mantenuti aperti dal Decreto. In questa luce, la sospensione degli spettacoli appare ingiustificata visto che le misure disposte considerano invece compatibili altre attività che per la propria natura non possono garantire i livelli di protezione adottati nei luoghi di spettacolo, per il pubblico come per gli operatori”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.