Tra Conte e i 5S si allarga il solco

Pietro Salvatori
(Photo by Antonio Masiello/Getty Images)

“Non siamo noi a volere la crisi. Se c’è qualcuno che sta tirando la corda è il Pd”. Il ragionamento che in queste ore sta facendo Luigi Di Maio vuole ribaltare la narrazione di un Movimento 5 stelle che spara ad alzo zero per inasprire la situazione politica fino ad arrivare allo strappo. Ma se è consuetudine della politica che una maggioranza litigiosa si rimpalli le responsabilità, il salto di qualità lo si fa quando in ballo viene tirato Giuseppe Conte.

Proprio il presidente del Consiglio sul cui nome i pentastellati hanno fatto le barricate allorché si doveva chiudere la trattativa per il governo con i Dem. Nella manciata di pochi mesi, la rotta di allontanamento è stata tale che i vertici pentastellati definiscono il premier “ormai come un corpo a sé nella maggioranza”, aggiungendo quello che suona come un epitaffio per la sua storia di 5 stelle: “Con noi non c’entra più molto”. Quando di buon mattino il capo politico se ne esce con un post su Facebook il cui senso è che sul Mes è M5s, da partito di maggioranza relativa, a dare le carte e nessun altro, l’interpretazione autentica che trapela è quella di un frontale con Palazzo Chigi, non con il Nazareno.

Certo, poi nel racconto della giornata il solco è acuito dall’inaspettato (sui lidi grillini) pressing Pd a tutto campo. Enzo Amendola, ministro degli Affari europei, risponde a brutto muso: “La linea è quella che ha dato Conte. Se qualcuno dice che decide lui è ottimo per qualche like su Facebook, ma la posizione espressa dal governo è quella del presidente del Consiglio”. E non è un caso che la difesa a spada tratta del discorso contiano venga presa come l’ennesima prova che “sul Fondo salva stati il premier si è totalmente appiattito sul Pd”. Ecco perché nella war room 5 stelle iniziano a sibilare dubbi sul fatto che sia lo stesso capo del governo a procedere incurante verso la crisi. Il perché? Spiega una fonte di governo: “Non lo sappiamo, è...

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