Tracce del Plastic 40 anni dopo, una nuova mostra da FuturDome

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Image from askanews web site
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Milano, 13 giu. (askanews) - Il 23 dicembre 1980 apriva a Milano il Plastic, uno dei locali che più ha contribuito allo sviluppo della Club Culture in Italia. LO spazio d'arte FuturDome ha scelto di celebrare i 40 anni del club con la personale di Niccolò Quaresima (Roma 1995) "Dusk to Dawn, Fragments from the Plastic Archive". Un processo di riappropriazione identitaria basato sul ritrovamento di una serie di diapositive lacerate e decomposte dal tempo, abbandonate negli scantinati della discoteca milanese.

L'esposizione, posticipata a seguito della pandemia, raccoglie inoltre documenti, immagini e video dell'archivio di Nicola Guiducci, co-fondatore del club, storico art director e deejay, che con la sua visionaria selezione musicale ha influenzato le generazioni successive di professionisti della console.

Dusk to Dawn ripercorre la radiosa storia, la politica e l'estetica pionieristica del nightclub italiano più iconico di tutti i tempi, fautore di una rara amalgama sociale, dove diverse stratificazioni di genere, sociopolitiche e finanziarie si mescolavano liberamente, costituendo di fatto una micro zona temporaneamente autonoma, creando un sistema non gerarchico basato sulle relazioni e sull'espressione infinita della sessualità. Per permettere a questa zona di esistere, bisogna però concentrare tutto nel presente e dare la possibilità ad ognuno di liberare ed espandere la propria mente dai meccanismi che ci sono stati imposti, smascherando il visibile.

Se universalmente la discoteca viene concepita come un luogo pubblico, nel Plastic l'ambiente si trasforma in una sorta di extraterritorialità domestica, accedere significa accettare di essere accolti nella propria casa, un luogo aperto a tutto ma non a tutti.

La rigida selezione all'ingresso del Plastic, opera una sorta di selezione sociale svincolandosi dagli aspetti capitalistici propri di un locale commerciale, l'accedere ad un club a pagamento non è più funzionale al costo, divenendo un atto unilaterale di reimmissióne al nostro immaginario.

Il lavoro di Quaresima agisce come un detonatore negli spazi sotterranei di FuturDome. La riappropriazione dell'immagine latente delle pellicole fotografiche compromesse, deflagra in processi anomali di trasferimento di energie e informazioni che non hanno una spiegazione fisica o biologica. L'influenza apparente di pensieri e intenzioni su processi reali indipendenti, induce uno sfasamento tra le parti ancora leggibili delle immagini e le loro parti corrotte, come una premonizione di eventi futuri.

In un inquadramento lineare del tempo, il futuro è la parte di tempo che ancora non ha avuto luogo, l'opera di Quaresima ricolloca la concezione dell'irrappresentabile che, non più legge divina, diviene principio di smascheramento del visibile. Se per Lange ogni ritratto di persona è un "autoritratto" del fotografo, nelle immagini ritrasferite dall'artista su supporti neutrali -in modo da congelare il deterioramento dell'emulsione da funghi e muffe-, i volti rappresentati vengono smantellati da quelle sovrastrutture che il potere ha imposto all'esistenza, ma inevitabilmente implodono e l'universo, destinato a contrarsi, non può che ritornare alle sue origini e rimodellare il futuro.

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