Tracciabilità dei rifiuti, che fine ha fatto il nuovo Sistri?

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di Loredana Errico 

Che fine ha fatto il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti? Il Sistri, dopo 9 anni di polemiche legate ad investimenti e costi, è stato definitivamente soppresso nel dl Semplificazioni a partire dal primo gennaio di quest’anno. Il nuovo sistema di tracciabilità dei rifiuti speciali, legato alla tecnologia Gps, sarebbe dovuto arrivare in tempi abbastanza brevi, "entro la primavera" aveva assicurato il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, ed invece a distanza di 7 mesi da inizio anno, neanche l’ombra. Tutto rimandato, dunque. Ma a quando?  

Secondo quanto apprende l'Adnkronos dal ministero dell'Ambiente si sta lavorando per rendere operativo il sistema in autunno e che proprio la settimana prossima il ministro incontrerà la direzione rifiuti per un aggiornamento sull'avanzamento dei lavori. A ritardare la messa a punto del nuovo sistema è stata la scrittura del nuovo registro telematico rifiuti che è stata "molto complessa" da un punto di vista tecnico. 

Manca poco, dunque, al debutto del nuovo sistema che il ministro Costa, in un’intervista all’Adnkronos, ha annunciato che si chiamerà Argo ("come il cane di Ulisse che è fedele, in questo caso allo Stato, ma che ha anche fiuto per capire chi veramente gestisce correttamente i rifiuti e chi no").  

Dalle imprese alla politica nessuno rimpiange il vecchio Sistri che in 9 anni ha comportato costi per le imprese e lo Stato di oltre 141 milioni di euro. Il nuovo sistema, o Argo, come lo si vuol chiamare, sarà gestito in maniera diretta dal Mattm e costerà circa 3 milioni di euro l’anno. In attesa del nuovo software, però, si va avanti con il cartaceo. 

Il commento. Il Sistri, è stato "un sistema farraginoso, costoso e mai realmente decollato. Dunque credo sia stato corretto pensare a un suo superamento" afferma la deputata Leu, Rossella Muroni che, però, pone l'accento sui ritardi: dopo 7 mesi "ancora non si vede la luce sul nuovo sistema di tracciabilità 2.0".  

Secondo la Muroni, "in un Paese come l’Italia, dove i rifiuti sono ancora il business maggiore per le ecomafie e il settore in cui si concentra il 28,4% delle illegalità censite dal rapporto Ecomafia 2019 di Legambiente, è urgente assicurare la tracciabilità per togliere ossigeno al fenomeno dell’illegalità".