Traffico illecito di rifiuti pericolosi: in 8 a processo a Milano

Fcz

Milano, 29 ott. (askanews) - Acqua di sentina venduta come olio combustibile anche se non sottoposta ai trattamenti di depurazione obbligatori per legge. Ruota attorno a questa accusa il procedimento milanese che ha portato al rinvio a giudizio di otto persone accusate a vario titolo di associazione a delinquere, traffico illecito di rifiuti e frode in commercio. Sul banco degli imputati, nel processo che prenderà il via il 23 gennaio prossimo davanti all'ottava sezione penale del Tribunale di Milano, ci saranno Giancarlo Jacorossi, ex presidente del cda della Maxcom, società con sede a Milano, l'ex amministratore delegato Marco Porta, altri due ex dirigenti oltre che l'ex direttore del deposito della società di Cassina de' Pecchi, nel Milanese, dove, secondo l'accusa, venivano stipati i rifiuti pericolosi. Il processo riguarderà anche tre ex manager di Lebromare, srl di Livorno a sua volta imputata insieme alla Maxcom Petroli per la responsabilità amministrativa di società per reati commessi da propri dipendenti.

Secondo quanto ricostruito nell'inchiesta milanese, la Maxcom Petroli avrebbe acquistato migliaia di tonnellate di acqua di sentina non trattata dalla Labromare di Livorno per rimetterla sul mercato come olio combustibile. Nel deposito della società di Cassina de' Pecchi, come emerge dagli atti di indagine, sarebbero transitate "24.771 tonnellate di olio di sentina proveniente da operazioni di recupero, da qualificarsi come rifiuto pericoloso in ragione del fatto che la sostanza non aveva completato il ciclo di recupero al termine del quale diveniva assimilabile all'olio combustibile denso".

I primi accertamenti della Guardia di Finanza scattarono dopo le segnalazione dei cittadini che risiedevano vicino al deposito di Cassina de' Pecchi, preoccupati dalla "presenza di anomali odori nauseanti" nella zona. Il fascicolo indagine, aperto dal pm Maria Letizia Mannella con il coordinamento dal procuratore aggiunto della Dda Ilda Boccassini e poi affidato al pm Danilo Ceccarelli, venne trasmesso alla Procura di Roma per competenza territoriale salvo poi essere rispedito a Milano dal giudice capitolino che decretò la competenza del Tribunale meneghino.