Traffico reperti archeologici, 23 arresti -punto -4-

Nes

Roma, 18 nov. (askanews) - Significative sono le immagini realizzate, mediante l'utilizzo di un drone, che testimoniano la violenza con cui, in un'area di interesse archeologico, il gruppo criminale ha operato degli scavi clandestini, con impietosa violenza, scagliando colpi al suolo attraverso l'utilizzo di un escavatore, nell'ingordo intento di sottrarre quanto di più prezioso il sottosuolo ancora custodiva. In quella circostanza, il loro disegno criminoso non è stato portato a compimento solo grazie all'intervento immediato dei Carabinieri che bloccarono, in flagranza di reato, alcuni degli odierni arrestati. Dalle stesse riprese vengono ritratti anche altri soggetti che, seppur non impegnati direttamente nell'attività di scavo clandestino, erano intenti ad "esaminare" il terreno mediante l'impiego di sofisticati metal detector.

I vertici dell'organizzazione hanno diretto e controllato l'attività dei sodali, pianificato le singole spedizioni ed individuato i luoghi di interesse, grazie alle specifiche competenze in materia. Inoltre, sono state predisposte modalità operative tali da scongiurare, o quanto meno contenere, il rischio di controlli da parte delle forze dell'ordine, anche attraverso l'utilizzo di canali di comunicazione di difficile intercettazione.

Gli indagati si sono mostrati tutti astuti e prudenti, consapevoli di dover "parlare poco" e di utilizzare un linguaggio criptico per riferirsi al materiale archeologico (es. "appartamenti", "asparagi" o "motosega", termine con il quale veniva abitualmente indicato il dispositivo "cerca metalli").

Al vertice del gruppo criminale si collocano, senza ombra di dubbio, nella veste di promotori, due soggetti entrambi residenti in provincia di Crotone, cultori di archeologia e conoscitori dei luoghi in cui reperire materiale archeologico da introdurre illecitamente sul mercato. Entrami sono stati costantemente impegnati nell'attività di ricerca clandestina di reperti e, stabilmente tra loro, collegati nel circuito di commercializzazione degli stessi. Nello specifico, hanno organizzato e diretto il gruppo criminale, programmando la realizzazione dei singoli delitti e contribuendo materialmente alla loro realizzazione.

Le acquisizioni investigative hanno certificato collegamenti con alcuni soggetti esteri legati al traffico di reperti archeologici. Le attività di indagine nei vari Paesi coinvolti (Francia, Germania, Inghilterra e Serbia), sono state condotte in sinergia con le Forze di Polizia estere e coordinate dal servizio EUROPOL, che ha organizzato uno specifico meeting operativo, ed EUROJUST.

I 2 soggetti destinatari di custodia cautelare in carcere, considerati al vertice dell'organizzazione, risiedono a Scandale (KR) e Cirò Marina (KR). Le misure degli arresti domiciliari sono state eseguite nelle province di Crotone (13), Milano (2), Perugia (2), Catanzaro (1), Benevento (1); Matera (1), Fermo (1).

Nel corso dell'attività investigativa sono stati recuperati diversi reperti archeologici risalenti al IV e al III secolo a.C. rinvenuti nella disponibilità di uno dei capi dell'organizzazione, quali: 5 vasi e lucerne in terracotta, piatti con scene di animali, fibule e monili vari, nonché sono stati sequestrati i mezzi meccanici e le attrezzature tecniche utilizzati rispettivamente per l'escavazione del terreno e per le ricerche archeologiche clandestine. Durante le perquisizioni odierne sono stati rinvenuti e sequestrati in diverse abitazioni in altre regioni italiane ulteriori reperti provenienti verosimilmente dal territorio crotonese per un valore di svariati milioni di euro.