Mottarone, il piccolo Eitan è cosciente. Le ultime novità

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(Photo by MIGUEL MEDINA/AFP via Getty Images)
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Parla con la zia Aya e si guarda intorno il piccolo Eitan, il bambino di 5 anni unico sopravvissuto all'incidente della funivia del Mottarone. Lo hanno annunciato i sanitari dell'ospedale infantile Regina Margherita di Torino, dove è ricoverato.

"Il bambino è adesso sveglio e cosciente nel reparto di Rianimazione", si legge nel bollettino giornaliero sulle sue condizioni di salute. "Dal punto di vista clinico è sempre in prognosi riservata, dovuta al trauma toracico e addominale oltre che alle fratture agli arti. Nei prossimi giorni uscirà dalla Rianimazione e verra' trasferito in un reparto di degenza".

Il punto sulle indagini

Il freno sarebbe stato manomesso consapevolmente, per evitare disservizi e "per motivi di soldi". È la confessione shock di uno dei tecnici indagati. "Tanto cosa vuoi che capiti?", aveva commentato. Per evitare tali disservizi e blocchi continui della funivia, "c’era bisogno di un intervento radicale con un lungo fermo che avrebbe però avuto gravi conseguenze economiche". I tecnici erano convinti che la fune di traino non si sarebbe mai rotta. E, invece, il peggio è purtroppo arrivato. Il direttore dell'esercizio, Enrico Perocchio, nega di esserne stato a conoscenza e di aver autorizzato l'utilizzo in quelle condizioni. 

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Ci sono altri sospettati

Un gesto "consapevole", per ovviare ai problemi tecnici della funivia ed evitarne lo stop. A discapito della sicurezza dei passeggeri. È un quadro "molto grave e inquietante" quello che emerge dagli accertamenti degli inquirenti sulla tragedia del Mottarone.

Tre le persone fermate: Luigi Nerini, titolare della società che ha in gestione l'impianto, Enrico Perocchio e Gabriele Tadini, rispettivamente direttore e capo servizio della funivia. Sono accusati, in concorso tra loro, di omissione dolosa, ha precisato ieri il procuratore Olimpia Bossi che, in attesa delle verifiche tecniche sulla fune e dell'intervento dei consulenti esperti, chiederà oggi la convalida dei fermi al gip del Tribunale di Verbania. 

Nel mentre si "valutano eventuali posizioni di altre persone". Il sospetto degli inquirenti, infatti, è che anche altri sapessero delle anomalie della funivia e di quel 'forchettone', il divaricatore che tiene distanti le ganasce dei freni di cui ieri è stata trovata tra i boschi un'altra parte, la seconda. Bloccare così quel freno d'emergenza, "senza interventi più decisivi e radicali" sembra esser stato, per i fermati, l'unico modo di non compromettere l'esercizio della funivia, che aveva ripreso a girare dopo il lungo stop per la pandemia.

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Nerini, Tadini e Perocchio

Nerini, 55 anni, titolare della società che gestisce la funivia, Perocchio, 41 anni, direttore di esercizio, Tadini, 63 anni capo servizio, sono ora accusati di "rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro", reato che prevede fino a 10 anni di reclusione in caso di disastro e vittime per chi non mette, rimuove o danneggia sistemi di sicurezza.

"L'ingegner Perocchio nega categoricamente di aver autorizzato l'utilizzo della cabinovia con i 'forchettoni' inseriti e anche di aver avuto contezza di simile pratica, che lui definisce sucida”, ha fatto però sapere il legale del direttore d'esercizio della funivia Stresa-Mottarone. "Nessun operatore di impianti a fune, ha ribadito il mio cliente, sarebbe così pazzo di montare su una cabina con le pinze inserite" (ovvero il freno d'emergenza disattivato, ndr.), ha aggiunto l'avvocato.

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"Faccio avanti e indietro su quella cabina tutto il giorno. Se avessi saputo che c'era qualcosa di pericoloso, non avrei mai rischiato la vita dei miei figli", ha invece spiegato Nerini. Il giorno stesso della tragedia, i suoi due figli, Federico e Stefano, che collaborano entrambi con l'azienda paterna, erano saliti in vetta. "Avrebbero potuto esserci loro", è l'amara confessione fatta da Luigi a un amico.

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