Trasfusione killer, ''poche gocce sono mortali"

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"Se il sangue viene riconosciuto come estraneo, si innesca un meccanismo di rottura dei globuli rossi, con reazioni a catena che possono portare alla morte. Pochi millilitri di sangue, poche gocce, possono essere fatali in caso di errori maggiori". Parola di Giancarlo Liumbruno, direttore generale del Cns (Centro nazionale sangue), che fa il punto con l'Adnkronos Salute sui rischi legati alle trasfusioni errate, dopo la morte di una donna di 84 anni, sottoposta ad un intervento di chirurgia ortopedica presso l'Asst di Vimercate. Alla paziente, ha fatto sapere la struttura, era stata infusa una sacca di sangue destinata ad un'altra ricoverata con lo stesso nome. 

"La trasfusione errata - continua Liumbruno - è in genere un evento molto grave, ma può anche non essere fatale. L'esito dipende da alcuni aspetti, fra cui le condizioni del paziente. L'errore di trasfusione, che pone comunque a rischio la sopravvivenza, si verifica però molto raramente". In questo caso all'origine dei problemi sembra esserci un caso di omonimia. "In Italia - sottolinea l'esperto - esistono protocolli uniformi su tutto il territorio per l'identificazione del paziente" da sottoporre a trasfusione "e per tutelarlo da errori umani, che però sono possibili. In questi casi è importante risalire alle cause, per mettere in piedi azioni di contrasto". 

"Secondo i dati internazionali - aggiunge - si stima un episodio fatale ogni 2,5-3 milioni di unità di sangue trasfuse". Per avere un'idea della frequenza di questo tipo di trattamenti, "in Italia vengono trasfusi 1.728 pazienti al giorno, 630.770 l'anno, con 8.045 sacche infuse ogni giorno", conclude.