Trasporti: fotografia di una crisi

Giuseppe Colombo
·Business editor L'Huffington Post
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Sovraffollamento mezzi pubblici (Photo: Associazione promozione sociale pendolari Stazione Minturno-Scauri)
Sovraffollamento mezzi pubblici (Photo: Associazione promozione sociale pendolari Stazione Minturno-Scauri)

Il salto di qualità, quello che sposta il baricentro della questione dalla dimensione delle foto e delle denunce sui social alla preoccupazione per l’impatto sulla quotidianità del Paese, è nelle parole che Giuseppe Conte pronuncia nella conferenza stampa convocata a palazzo Chigi a metà pomeriggio. Eccole le parole del premier: “Quella dei trasporti è una situazione sicuramente critica perché al di là degli sforzi del contingentamento è chiaro che ci sono dei momenti di affollamento. Dobbiamo evitarli”. È la presa d’atto che l’organizzazione dei mezzi pubblici decisa con il Dpcm del 7 settembre, con la capienza all′80%, non si è incastrata con i comportamenti e con le abitudini degli italiani. E il pressing che arriva dalle Regioni, che chiedono più soldi, più mezzi e orari scaglionati per le scuole, è lì a dire che il sistema non è più legittimato a livello istituzionale da tutti gli attori coinvolti nella partita.

Se nella riunione decisiva per chiudere il testo del nuovo Dpcm alcuni governatori si sono spinti fino al punto di ipotizzare un ricorso alla didattica a distanza a causa del rischio contagio sui mezzi pubblici è evidente che la scollatura tra il Governo e le Regioni è notevole. Tant’è che la ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina è stata costretta a dire che la scuola non si può sacrificare e la titolare dei Trasporti Paola De Micheli a convocare una riunione con i governatori e con le aziende del trasporto pubblico locale per capire cosa sta succedendo.

Di più. Il grande caos che si è generato sul tema delicatissimo del trasporto pubblico locale ha anche una dimensione sanitaria. Perché il Comitato tecnico-scientifico ha alzato il livello di attenzione, sottolineando “l’assoluta necessità” degli accertamenti a bordo dei bus e dei vagoni della metropolitana in modo da verificare il rispetto delle norme e delle raccomandazioni “per la prevenzione degli assembramenti collegati al mancato rispetto del limite di riempimento dei mezzi di trasporto”. L’alert che arriva dal Cts è indicativo dell’evolversi repentino della questione. L’orientamento non è quelli di considerare i mezzi pubblici il male assoluto, cioè la principale fonte di contagi, tutt’altro. Ma allo stesso tempo gli esperti hanno volutamente accendere una spia rossa sulla necessità di intervenire negli orari di punta. È un altro elemento che mette pressione allo schema deciso dal Governo e che impone una riflessione, meglio una corsa, per capire come correre ai ripari.

Ma bisogna partire dalla genesi di questo disordine per mettere in fila tutti i pezzi che cozzano tra di loro, squadernando l’intero sistema. Tutto è partito sui social da alcuni giorni: centinaia di foto che vengono pubblicate su Facebook e su Twitter dai cittadini che prendono un bus o la metro a Roma piuttosto che a Napoli. E questo fronte non si placa, anzi si arricchisce ogni giorno di nuove denunce e di immagini di persone che spingono per non farsi chiudere la porta del bus in faccia piuttosto che essere costretti a sgomitare con i compagni di viaggio. Ma quanto queste immagini sono in grado di dare una esatta dimensione del problema del sovraffollamento? E qui si apre un’altra questione, che impatta sulle aziende di trasporto pubblico, quelle chiamate a mettere in campo tutta una serie di misure per evitare la calca a bordo.

Huffpost ha esaminato i casi di Roma, Milano e Napoli, a loro volta capoluoghi delle tre Regioni più interessate dall’impennata dei contagi. I dati che arrivano dalle principali aziende di tpl dicono che che la situazione non è critica, anche nelle ore di punta. Atac, l’azienda che a Roma gestisce la metro, i bus e le ferrovie urbane, assicura che la capienza dell′80% è stata sempre rispettata. Tra il primo e l′8 ottobre il picco di presenze a bordo di un convoglio della metropolitana della linea A è stato di 600 persone nelle ore di punta. La capienza all′80% permette di far salire a bordo 960 persone. Se invece si prende in considerazione l’intera giornata, il numero dei passeggeri è inferiore del 50-55% rispetto ai livelli pre Covid, con 400mila validazioni su metro e ferrovie nei momenti di picco a fronte delle 700mila validazioni antecedenti lo scoppio della pandemia. L’azienda spiega che la pressione è ancora a un livello gestibile e che comunque si stanno osservando le disposizioni di legge. Quelle che permettono di viaggiare in 80 a bordo di un bus in giro per la Capitale. L’assessore regionale ai Trasporti Mauro Alessandri assicura che “al di là di qualche caso fisiologico, la situazione è sotto controllo” anche per le linee dei pendolari servite da Cotral. A Milano, Atm spiega che si viaggia a bordo dei mezzi pubblici con un 50-55% di passeggeri in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e che nelle 113 stazioni della metropolitana è stato attivato un sistema di conteggio automatico dei passeggeri: se si supera la soglia dell′80% allora il tornello si blocca. Cosa che è successo alla stazione Cadorna qualche mattina fa, nelle ore di punta del mattino. E dalla Campania Luca Cascone, il consigliere per i Trasporti del governatore De Luca, spiega che “qualche situazione di crisi c’è su alcune linee, ma non abbiamo una situazione drammatica”.

Per le aziende del Tpl, in sostanza, i casi fisiologici di sovraffollamento non intaccano un trend generale che ha visto diminuire sensibilmente i passeggeri a bordo. Ma il ginepraio esplode con il livello successivo, quello dei governatori. Perché dopo il no di Azzolina a chiudere i licei, la commissione Trasporti della Conferenza delle Regioni è lì a tenere il punto, ribadendo che la didattica a distanza è necessaria per diminuire i picchi di presenze sugli scuolabus. Un’altra prova dello scollamento tra le Regioni e il Governo, con il diniego della ministra che viene definito “sbrigativo ed irresponsabile”. E i governatori di Veneto e Lombardia Luca Zaia e Attilio Fontana ripetono che il Dpcm appena varato è “negativo” perché non dà soluzioni sul tpl. Ma il dissenso è molto più ampio. La stessa Campania, al tavolo convocato mercoledì al ministero dei Trasporti, potrebbe avanzare la richiesta di abbassare la capienza dall′80 al 60 per cento. Sicuramente chiederà di diversificare gli orari di ingresso nelle scuole, così come ha chiesto a gran voce il presidente dell’Anci Decaro. Il cortocircuito è anche qui. Perché il Dpcm del 7 settembre elencava tutta una serie di operazioni che dovevano essere messe in campo dai governatori e dai sindaci, a iniziare dagli orari scaglionati delle scuole e dei negozi.

L’assalto al sistema pensato dal Governo è più che avviato. Ed è una questione anche economica. Dalle Regioni arriva la richiesta di avere più risorse perché - spiegano sempre alcune fonti della commissione Trasporti della Conferenza - se non si riduce la capienza allora servono più mezzi. E per avere più mezzi servono più soldi. E allo stesso tempo ridurre la capienza significherebbe creare un danno alle aziende del tpl. Cosa che ha ben messo in luce Asstra, l’associazione che riunisce le società del trasporto pubblico locale: se la capienza verrà ridotta al 50% allora resteranno ogni giorno a piedi 275mila persone, che non potranno prendere i mezzi per andare a scuola o al lavoro. La grande questione è esplosa in tante altre questioni. E tocca ora al Governo raccogliere i cocci e rimetterli insieme.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.