Tre punti per riaprire la trattativa

Giuseppe Colombo
Conte

Le carte vanno scoperte sul tavolo perché in una trattativa bisogna sondare gli umori e le mosse della controparte in tempo reale. Quando però la controparte è lontana dal tavolo ed è necessario riportarla seduta, le carte vanno quantomeno fatte intravedere. Eccole le dinamiche che animano in queste ore il lavoro del governo sul futuro dell’ex Ilva di Taranto. In campo c’è una bozza di proposta da sottoporre ad ArcelorMittal per riaprire la trattativa: riduzione degli esuberi, maxi-sconto sul prezzo dell’affitto e dell’acquisto dello stabilimento, una forma di scudo penale. Questa proposta dice due cose: che la trattativa con chi è già in fuga è la strada obbligata e che uno dei temi più caldi, gli esuberi, non può rimanere fuori. Siamo però alla bozza. Le visioni discordanti dentro al governo non permettono di arrivare ancora a una proposta compiuta. 

Prima di provare a far decollare la trattativa con Mittal, l’esecutivo deve portare a compimento la trattativa interna. Luigi Di Maio continua a delegittimare l’importanza del ripristino dell’immunità per i manager dell’azienda, usando ancora toni durissimi: “ArcelorMittal ci ha detto che licenzia cinquemila dipendenti anche con lo scudo penale, quindi questo tema è un distrattore di masse. Ora non esiste che un’impresa che sbaglia i conti fa pagare le cambiali, che ha firmato, allo Stato. Se le paga lei e deve rispettare i patti”. Il Pd, invece, vuole accelerare in senso contrario. Il tema dello scudo è da inserire nel pacchetto da presentare al colosso franco-indiano dell’acciaio. L’idea resta quella di una misura valida per tutte le aziende in base alla quale chi è impegnato in un piano di risanamento ambientale non è punibile. Uno scudo soft, che però ha già registrato e continua a registrare la contrarietà dei pentastellati. Questo è uno dei nodi che ad oggi rende impossibile la configurazione di una proposta definitiva. 

La prova che la proposta è ancora in una...

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