Trattativa Stato-mafia, condannati Dell'Utri, Subranni e Mori. Assolto Mancino

Alessandra Lemme
Trattativa Stato-mafia, dopo 5 anni di processo arriva la sentenza

Ventotto anni di carcere all'ex boss mafioso Leoluca Bagarella, a fronte dei 16 chiesti dall'accusa, e condanne pesanti per tutti i principali imputati nel processo sulla trattativa Stato-mafia, a cominciare dagli ex vertici del Ros coinvolti nella vicenda. La sentenza della corte d'Assise di Palermo, presieduta da Alfredo Montalto, arriva dopo cinque giorni di camera di consiglio. Con Bagarella, cognato di Totò Riina, vengono condannati, a dodici anni, anche il mafioso Antonino Cinà, medico di Riina, l'ex capo del Ros Antonio Subranni, il suo vice Mario Mori e l'ex senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri, già in carcere per una condanna a sette anni per concorso esterno in associazione mafiosa. Erano tutti accusati di minaccia al Corpo politico dello Stato, insieme all'ex colonnello del Ros Giuseppe De Donno, condannato a 8 anni di carcere.

Viene invece assolto l'ex ministro degli Interni, Nicola Mancino, per il quale l'accusa chiedeva una condanna a sei anni di carcere per falsa testimonianza. I giudici confermano le richieste arrivate dai pm Vittorio Teresi, Nino Di Matteo, Roberto Tartaglia e Francesco Del Bene, per Cinà, Subranni e Dell'Utri, mentre per Mori e De Donno la richiesta di condanna era rispettivamente di 15 e 12 anni. Massimo Ciancimino, figlio di Vito, dovrà scontarne otto in carcere (5 gli anni chiesti dall'accusa).

Una sentenza "positiva - sottolinea subito dopo la lettura del dispositivo il pm Di Matteo - anche per recidere una volta per tutte i rapporti che la mafia ha sempre avuto con le istituzioni". "Che la trattativa c'era stata - sottolinea il magistrato - era chiaro anche prima della sentenza di oggi. La sentenza dice che qualcuno dello Stato ha contribuito a trasmettere ai governi in carica le richieste di Cosa nostra mentre saltavano in aria i giudici".

Di "giusta sentenza, che restituisca la dignità a un uomo politico che ha sofferto durante tutta la durata del processo", parla Nicoletta Piergentili, legale di Nicola Mancino. "La trattativa Stato-mafia c'è stata. Con le condanne di oggi muore definitivamente la Seconda Repubblica", è il commento su Twitter di Luigi Di Maio che ringrazia "i magistrati di Palermo che hanno lavorato per la verità".Al centro del procedimento il cui primo grado si chiude oggi, il patto che pezzi dello Stato avrebbero stretto con la mafia per far cessare le stragi nel 1992. Un processo durato quasi cinque anni, arrivato dopo un'indagine di 10, con oltre 200 udienze, e decine di testimoni, anche illustri, come Giorgio Napolitano, che fu ascoltato al Quirinale il 30 ottobre del 2014, durante il mandato da presidente della Repubblica.

"Nel 1992, con il delitto dell'eurodeputato Lima e poi con le stragi Falcone e Borsellino, i mafiosi volevano vendicarsi, ma anche inviare un messaggio di ricatto al governo e alle istituzioni, Cosa nostra cercava la mediazione". Questo il pilastro dell'ipotesi accusatoria ribadita nella requisitoria, durata otto udienze e terminata nel gennaio scorso. I pm avevano chiesto complessivamente condanne per 88 anni di carcere per i nove imputati, tra i quali c'erano anche Totò Riina, morto nel novembre dello scorso anno e il pentito Giovanni Brusca per il quale la vicenda si conclude con la prescrizione, come chiesto dall'accusa.

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