Trattato del Quirinale, più cooperazione Roma-Parigi

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AGI - Il Trattato del Quirinale sarà firmato oggi dal presidente del Consiglio Mario Draghi e dal presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha ricevuto Macron.

Il “Trattato per una cooperazione bilaterale rafforzata” sigla un patto di reciproca consultazione tra Italia e Francia nei settori di politica estera ed europea, politiche di difesa e sicurezza, politiche migratorie, economia, istruzione e cultura, cooperazione transfrontaliera.      

Il Trattato è composto di un preambolo sui valori e di undici capitoli e verrà illustrato per la prima volta domani, dopo la firma, in una conferenza stampa congiunta di Draghi e Macron, accompagnati dalle rispettive delegazioni ministeriali, alle 9,30 a villa Madama.  

L'Eliseo ha spiegato che il Trattato "favorirà la convergenza delle posizioni francesi e italiane, come pure il coordinamento tra i due Paesi". Il governo italiano, attraverso le parole del sottosegretario Enzo Amendola, ha spiegato che "si attua un meccanismo di consultazione permanente che prevederà dei vertici annuali dei due governi, delle consultazioni strategiche, permanenti e paritarie tra i ministri degli esteri, su tutti i temi".

Per i francesi si tratta del secondo trattato bilaterale dopo quello con la Germania siglato una prima volta all'Eliseo nel 1963 dagli allora presidenti Konrad Adenauer e Charles De Gaulle e poi rinnovato nel 2019 ad Aquisgrana dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e da Macron.

L'idea nacque durante un vertice italo-francese guidato a Lione dall'allora premier Paolo Gentiloni e da Macron.

I lavori di preparazione hanno subito un raffreddamento durante la crisi diplomatica tra il governo Conte I e Parigi, nel febbraio 2019, crisi risolta in poche settimane dall'intervento del presidente Mattarella e superata durante un vertice bilaterale che si è svolto a Napoli a febbraio 2020 tra il governo Conte II e lo stesso presidente francese.

L'arrivo di Mario Draghi a palazzo Chigi ha dato lo sprint finale per siglare un trattato fortemente voluto dai due Paesi mentre la Ue guarda a un futuro senza più Angela Merkel, con molte sfide da affrontare. 

Gli undici capitoli del Trattato riguardano: Esteri, Difesa, Europa, Migrazioni, Giustizia, Sviluppo economico, Sostenibilità e transizione ecologica, Spazio, Istruzione formazione e cultura, Gioventù, Cooperazione transfrontaliera e pubblica amministrazione. Sono accompagnati da un programma di lavoro di una trentina di pagine, che individua in modo concreto le modalità con cui i due governi devono raggiungere gli obiettivi indicati. 

Già lunedì 29 novembre per implementare il primo capitolo della collaborazione parlamentare prevista, il presidente della Camera, Roberto Fico, e il suo omologo francese, Richard Ferrand, firmeranno un accordo di cooperazione tra i due Parlamenti.

Il programma di lavoro prevede anche riunioni congiunte dei Consigli dei ministri, ogni anno un vertice bilaterale e la ricerca costante di una posizione comune non solo nell'Ue ma anche nelle istituzioni internazionali, come l'Onu o la Banca Mondiale.

Il metodo individuato è dunque quello di meccanismi di consultazione periodica in ogni settore, attraverso cui verificare i rispettivi interessi, superare eventuali divergenze, promuovere possibili sinergie.

Dopo la firma, spetterà al Parlamento autorizzarne la ratifica che porterà la firma del presidente della Repubblica. Le opposizioni avevano chiesto che il governo riferisse alle Camere sui contenuti del Trattato prima della firma, ma si è convenuto che il passaggio parlamentare, già previsto, si svolgerà all'indomani della sigla del patto.

Le relazioni tra i due paesi sono già molto forti, basti pensare che la Francia è il nostro secondo partner commerciale dopo la Germania e Oltralpe operano 1.700 imprese italiane con 63.000 dipendenti.

Tali relazioni hanno vissuto però momenti di frizione e di divergenza di obiettivi sia nei settori della politica estera che dell'economia, basti pensare ad alcuni passaggi della crisi libica e all'affaire Fincantieri-Stx senza dimenticare l'ultimo capitolo dei rapporti Vivendi-Tim. 

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