Travel ban deciso da Trump, le reazioni nei paesi coinvolti

Il secondo ordine esecutivo del presidente Trump solleva reazioni e critiche quasi all’unanimità.

Da Ginevra l’Alto commissariato per i rifugiati delle Nazioni Unite ha espresso “preoccupazione”.

“Comprendiamo che questa sospensione sia temporanea. Stiamo cercando di lavorare con l’amministrazione statunitense in modo costruttivo, positivo, alla ricerca delle soluzioni”.

Oltre alle reazioni politiche, in Iran il decreto del capo della Casa Bianca ha generato grandi incertezze tra chi aveva un viaggio negli Usa in programma, gettando nel caos operatori ed agenzie.

“La decisione del presidente Trump che ammette o mette al bando questo o quello, ha causato incertezze sulle politiche degli Usa. Molti cambiano idea e decidono di cancellare il viaggio del tutto”.

Nello Yemen, un altro dei sei paesi della lista nera, la norma decisa dal presidente statunitense viene giudicata inadeguata nella lotta al terrorismo di matrice islamica.

“E’ prima di tutto una decisione razzista. Poi, se davvero vogliono combattere il terrorismo, ci sono cittadini di altri paesi che sono coinvolti profondamente col terrorismo. E tra questi paesi ci sono anche paesi del Golfo persico”.

Disappunto anche in Somalia, dove è arrivato il segretario generale dell’Onu, Guterres, per parlare della carestia che tiene in ginocchio il paese.

“Avremmo preferito vedere alleggerito questo decreto. Naturalmente dobbiamo comunicare col governo degli Stati Uniti, dato che li vive una grande comunità somala”.

Secondo l’Onu cinque milioni di somali soffrono la fame.

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