"I rivoltosi saranno impiccati". La minaccia (a mezzo stampa) in Iran

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I leader delle proteste contro il rincaro della benzina in Iran rischiano di finire impiccati. Dopo quattro giorni di manifestazioni e scontri in decine di città, che secondo Amnesty International hanno provocato almeno 106 morti, le autorità della Repubblica islamica avvertono che non faranno sconti ai “rivoltosi”.


La minaccia rimbalza dalle fonti giudiziarie del quotidiano conservatore Kayhan, molto vicino alla Guida suprema Ali Khamenei. Dopo che nella notte tre agenti delle forze di sicurezza - un esponente delle Guardie della rivoluzione islamica e due delle milizie volontarie Basij - sono stati accoltellati a morte a ovest di Teheran, la magistratura è intervenuta accusando quelli che indica come i responsabili di scontri e saccheggi di essere stati pagati per “creare il caos” e avvisandoli che saranno imputati per il reato di ‘Baghi’, cioè ribellione armata contro le autorità e i principi della Repubblica islamica.

Tutto questo mentre cresce la preoccupazione internazionale per la repressione delle proteste. L’Alto commissariato dell’Onu per i diritti umani si è detto “particolarmente allarmato dal fatto che l’uso di proiettili veri” contro i manifestanti “avrebbe provocato un numero significativo di morti”. Le vittime sarebbero “decine” secondo “media iraniani e altre fonti”, ha sottolineato il suo portavoce Rupert Colville. A Teheran la situazione è apparsa oggi più tranquilla, anche per il massiccio schieramento di forze dell’ordine in assetto antisommossa in molte zone strategiche. Alcuni cortei si segnalano però in diverse città e nella stessa capitale, specie nelle aree più povere nel sud e nell’est.

Il clima rimane teso, nonostante il governo di Hassan Rohani assicuri che sta tornando la “calma” e che entro domani le proteste per gli aumenti del carburante (+50% fino a 60 litri al mese, +300% sopra quella soglia) dovrebbero concludersi. Intanto la magistratura fa sapere che un “gran numero” di...

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