Tre morti nelle proteste in India contro la legge "anti-musulmani"

Brahim Maarad

Non accennano a placarsi le violente proteste contro la 'legge anti-musulmani' del governo indiano guidato dal premier induista, Narendra Modi. Il bilancio dei morti si è aggravato: sono almeno tre quelli confermati. Due manifestanti uccisi dalla polizia, a colpi di pistola, nella città meridionale di Mangalore; un terzo a Lucknow, dove negli scontri con la polizia sono stati dati alle fiamme anche bus. E sono migliaia gli arresti di persone che avevano sfidato il divieto di uscire a protestare.

Gli scontri si sono verificati negli Stati di Uttar Pradesh, Gujarat e Karnataka. Nella capitale New Delhi sono state chiuse le stazioni della metropolitana e tagliato l'accesso alla connessione dei cellulari. Il controverso emendamento alla legge sulla cittadinanza approvato la scorsa settimana dal Parlamento vuole regolarizzare gli immigrati provenienti dai vicini Afghanistan, Pakistan e Bangladesh, arrivati nel Paese prima del 31 dicembre 2014 e che appartengono alle religioni indù, sikh e buddista, Jain, parsi e cristiana. Rimangono dunque esclusi i musulmani.

Il governo indiano, un Paese che non ha un regolamento specifico per i rifugiati, ha giustificato la legge con la necessità di concedere asilo alle minoranze perseguitate nei loro Paesi di origine. Tuttavia, il testo, promosso dal governo del partito nazionalista indù BJP, è stato molto criticato perché va contro lo spirito secolare dell'India, facendo della religione un fattore per ottenere la cittadinanza. L'accusa - ovviamente respinta - che è il premier Narendra Modi voglia rimodellare l'India come nazione indù.

Limitati i servizi telefonici in alcune aree della capitale

Il governo ha ordinato la sospensione delle comunicazioni con telefonia mobile in alcune parti della capitale, New Delhi, dopo che le autorità hanno vietato le manifestazioni di protesta. Lo hanno riferito i rappresentanti di due dei principali gestori di telefonia indiani, Airtel e Vodafone India, i cui servizi sono stati interrotti nei quartieri del centro.

"Il governo ha emanato una direttiva che ci chiede di limitare i servizi di telefonia mobile in alcune parti di Delhi", ha reso noto un funzionario di Vodafone India. Anche l'operatore Jio ha seguito le stesse direttive. Nuove violenze sono invece scoppiate a Samhbal, nell'Uttar Pradesh, dove centinaia di manifestanti hanno dato fuoco ai veicoli e lanciato pietre contro le forze di sicurezza che hanno risposto con gas lacrimogeni.