Trecento anni e non sentirli, ma il Caffè Florian di Venezia rischia di chiudere

Di Alessia Musillo
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Photo credit: Robin Smith - Getty Images
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Dal 1720, il Caffè Florian accompagna la passeggiata che attraversa in lungo e in largo Piazza San Marco. Se ne sta lì nel cuore di Venezia, a guardare i turisti che sfilano fra i piccioni, ai piedi della Basilica, e fa del photobombing normalità: comparendo ignaro in selfie e fotografie di gruppo scattate di tre quarti rispetto alla chiesa. Il bar ha trecento anni e più, un'età che non dimostra nonostante la parete del suo ingresso principale sia scheggiata a destra e a sinistra della vetrina - rughe d'espressione; e in tutto questo tempo ha messo da parte esperienze e ricordi che s'incastrano come i pezzetti di un puzzle e raccontano una storia. Una storia che rischia di finire. Design settecentesco e visite di illustri della filosofia come del cinema, da Nietzsche a Charlie Cahplin - voci di corridoio dicono che Venezia stia per perdere uno dei suoi simboli: Caffè Florian, appunto. Sarà vero?

Photo credit: Massimo Di Nonno - Getty Images
Photo credit: Massimo Di Nonno - Getty Images

Sì. Complice di un'ipotetica chiusura è la crisi sanitaria, ovvio. Non c'è città che non abbia risentito delle restrizioni anti-Covid19, ma fra tutte, forse, è Venezia quella che ci fa più tenerezza. Così come nel tempo ci siamo abituati a vederla accogliere un numero piuttosto spropositato (specie se pensiamo alla dimensione piccina delle sue calle) di visitatori, oggi è quasi strano pensare che Piazza San Marco possa affollarsi da un momento all'altro. Così, dall'impoverimento di un sistema turistico che si reggeva su un filo, i bar e i ristoranti della città romantica hanno perso soldi e voglia. Più soldi che voglia ovviamente. E persino il bar che racconta meglio la storia di Venezia - come solo un album fotografico saprebbe fare - rischia di tirare giù le serrande. Ma "stiamo lavorando per restare aperti il più possibile", dice Marco Paolini dal bancone.

E la dichiarazione rincuora. Perché immaginare Piazza San Marco senza il Florian è quanto di più assurdo potremmo pensare. Al Florian è nata la Biennale di Venezia, nel 1895, per rendere omaggio al re Umberto e alla regina Margherita. Dal Caffè, nelle sale ferme al XVIII secolo, sono passati Marcel Proust, Charles Dickens, Andy Warhol o Casanova. Si dice inoltre che Hemingway amasse stare nel patio a bere caffè al sole e che Monet collezionasse piccioni sulla sua testa, immobile, vista Palazzo Ducale. E tutto questo accadde perché il proprietario nonché fondatore del business, Floriano Francesconi, seppe avviare un'attività punto di riferimento per i veneziani e meeting point per stranieri. Tant'è che nemmeno le produzioni hollywoodiane si sono lasciate sfuggire la possibilità di entrarci con la cinepresa: da Summertime con Katharine Hepburn (1955) a Il talento di Mr Ripley (1999) con Gwyneth Paltrow si varca la soglia del bar o si sta seduti appena fuori.

Prima edicola di Venezia presso la quale acquistare la Gazzetta, luogo di una certa fama dove bere la cioccolata più buona della città - "il brodo indiano" - e primo bar ad aprire le porte anche alle donne, nonostante le regole severe della Serenissima, il Florian è anche implicitamente finito a teatro: ispirando La bottega del caffè di Goldoni. Che Casanova desse appuntamento alle sue amanti proprio lì è una chiacchiera - e nessuno stenta a crederci -, la certezza invece che tutti i nomi dell'arte, del cinema, della letteratura siano effettivamente stati al Florian è custodita nel libro delle firme: praticamente un'opera d'arte che colleziona nomi e autografi di quelli che contano e hanno contato.

Certo non è sempre stato così come lo vediamo. Nel 1720 aveva solo due piccole salette - e pure senza vetri. S'ingrandì, per la prima volta, a metà del 1700; a mettere la firma, invece, sul locale così come si presenta oggi fu l'architetto Lodovico Cadorin nel 1858. All'interno ci sono la Sala del Senato, la Sala Cinese e quella Orientale; poi, la Sala delle Stagioni o degli Specchi che ospitano i volti della femminilità nella storia; pronta risposta dalla Sala degli Uomini Illustri, una galleria di ritratti masculin delle celebrity (storiche) di Venezia. Specchi e lampade (bellissimi) sono nella Sala Liberty, ma diciamo pure che l'intero locale custodisce pezzi di design d'epoca eccezionali: da tavolini di marmo, capaci di agevolare la seduta delle donne strette nei vestitoni settecenteschi, ai trionfi di stucchi, velluti e decori in foglia d'oro.

Photo credit: Simone Padovani/Awakening - Getty Images
Photo credit: Simone Padovani/Awakening - Getty Images

Se da questo 2021 possiamo aspettarci che torni la Biennale, per ora segnata in calendario dal 22 maggio al 21 novembre, allora dovremmo essere ottimisti e immaginare che torni a suonare anche La Temporanea: la rassegna musicale dei maggiori artisti internazionali che reinterpretano lo "Spazio Florian" attraverso installazioni. Il sottotitolo dell'evento è: "Le realtà possibili del Caffè Florian". Si addice anche al periodo: Caffè Florian, realtà possibile (e intramontabile). Speriamo.

www.caffeflorian.com