Trenta anni dopo rabbia e silenzio in via D'Amelio

Mike Palazzotto/AGF

AGI - "Oggi si celebrano come eroi le vittime di quelle stragi e intanto se ne distrugge il patrimonio di leggi che ci avevano lasciato per dare alla magistratura e forze dell'ordine le armi necessarie per combattere la criminalità organizzata. A breve arriverà l'abolizione del 41 bis e dell'ergastolo ostativo e sarà cambiata la legge sui collaboratori di giustizia. Mentre si proclamano eroi ne tradiscono e distruggono il patrimonio di leggi che ci avevano lasciato". Così ad AGI Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo ucciso 30 anni fa, insieme alla scorta, nella strage di via D'Amelio, il 19 luglio 1992.

Commentando la recente sentenza del processo di primo grado a carico di tre poliziotti, che il 12 luglio ha stabilito l'assoluzione per uno di loro e la prescrizione per gli altri due, Salvatore Borsellino aggiunge: "Mi è venuto in mente la prima volta che sono stato a Caltanissetta per il processo. Stavo cercando il palazzo di giustizia e non lo trovavo. Chiesi delle informazioni a delle persone che stavano in una bar e mi risposero in dialetto: 'Il palazzo è là dietro, la giustizia non sappiamo dov'è'. Purtroppo da Caltanissetta non mi aspetto verità e non mi aspetto giustizia".

Una "sentenza beffa" e una giustizia "che delude", che "tradisce la richieste di giustizia dei parenti delle vittime di mafia e di tutti i cittadini onesti ma da Caltanissetta non mi aspetto altro. Se mi aspetto è dai processi che si svolgono a Reggio Calabria, a Firenze".

Quando si tratta di rappresentanti dello Stato, "in questo Paese non è possibile avere giustizia o che lo Stato processi se stesso. O si viene assolti perchè il fatto non costituisce reato, o subentra la prescrizione. Quindi ancora una volta né verità né giustizia".

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