Trenta e Toninelli firmano il divieto di sbarco per la ong Sea Eye

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Sono gli ultimi giorni al Viminale per Matteo Salvini. Eppure, il leader del carroccio continua a mettere i bastoni tra le ruote -anzi, i bastoni in mare alle navi delle ong. Proprio ieri, 31 agosto 2019, la ong tedesca Sea Eye aveva prestato soccorso alla Alan Kurdi, salvando ben 13 migranti da un naufragio nelle acque del Mar Mediterraneo. Poi l’imbarcazione si è diretta verso Lampedusa. Ma ecco che Matteo Salvini è subito intervenuto firmando il divieto d’ingresso nelle acque italiane. E il Ministro della Difesa Elisabetta Trenta e quello delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, lo hanno seguito a ruota, confermando l’atto.

Sea Eye, la firma di Trenta e Toninelli

Quello di Matteo Salvini sarebbe un decreto interministeriale. Lo stesso che la ministra Elisabetta Trenta non aveva condiviso riguardo il tentativo di sbarco della Open Arms: Elisabetta Trenta si era infatti opposta al divieto-decreto interministeriale presentato da Salvini. E lo stesso aveva fatto -pur firmando, perché, a detta della ministra, la sua firma era dovuta- riguardo la vicenda della nave Mare Jonio di Mediterranea. Sia Elisabetta Trenta che Danilo Toninelli hanno però firmato il recente divieto d’ingresso in Italia per la ong tedesca Sea Eye, imposto da Matteo Salvini.

Sea Eye, la rotta verso Malta

La ong tedesca che intanto si trovava già (speranzosa) nei pressi di Lampedusa, ha dovuto cambiare rotta e dirigersi verso Malta, dopo che la Guardia di Finanza le ha consegnato il divieto d’ingresso nelle acque italiane firmato da Matteo Salvini e stra firmato dai ministri Elisabetta Trenta e Danilo Toninelli.

Intanto a dire la sua è anche Emma Bonino di +Europa che commenta: “Malgrado le promesse di discontinuità, sulla vicenda della Mare Jonio e della Alan Kurdi la condotta del Presidente del Consiglio e quella dei ministri del M5S Toninelli e Trenta continua a essere uguale a quella di Salvini e sembra confermare un atteggiamento fondato, in forza di legge, su due presupposti intollerabili: la criminalizzazione delle organizzazioni non governative che prestano attività di soccorso e la ‘proibizione’ dell’approdo in Italia per i profughi da esse salvati. Siamo alla violazione dei diritti umani come presupposto dell’attività di governo”.