Trenta: “Mio marito ha presentato la rinuncia, traslocheremo”

elisabetta trenta

Continua la polemica contro Elisabetta Trenta, beneficiaria di un alloggio di servizio a Roma che non è ancora stato liberato dopo la fine dell’esperienza di governo. La casa in questione si trova nel quartiere San Giovanni, nel centro della Capitale. Da quanto aveva riferito l’ex ministro, il beneficio sarebbe scaduto entro tre mesi. Inoltre, il marito, ufficiale dell’Esercito, ne avrebbe tutti i diritti o almeno avrebbe la possibilità di alloggiare in una casa di pari grado. Al fine di evitare le spese per il trasloco, quindi, ai due coniugi sarebbe stato riassegnato lo stesso alloggio.

Trenta si arrende

Ai microfoni di Radio 24, l’ex ministra si è arresa e ha dichiarato: “Mio marito, pur essendo tutto regolare, e sentendosi in imbarazzo, per salvaguardare la famiglia ha presentato istanza di rinuncia per l’alloggio“. Si è conclusa quindi l’enorme polemica suscitata dalla case della Trenta e Roma. “Lasceremo l’appartamento nel tempo che ci sarà dato per fare un trasloco e mettere a posto la mia vita da un’altra parte. Sono una cittadina come gli altri, chiedo e pretendo rispetto“.

Alloggio Roma, polemica contro Trenta

L’alloggio di servizio assegnato all’ex ministro Elisabetta Trenta è passata al marito in quanto ufficiale dell’esercito: è scoppiata una polemica. Mentre la donna cerca di giustificare i motivi per i quali è avvenuta una riassegnazione, dal M5s arriva l’invito a lasciare la casa. Soprattutto il capo politico, Luigi Di Maio fa scoppiare la polemica. Tuttavia, Trenta non ci sta e ribadisce: “Non c’è nessun privilegio perché mio marito ne ha diritto. Sta nella legge”. Dunque l’ex ministro ha “la coscienza completamente a posto” come lei stessa ha confessato in un’intervista a Radio Capital. Infine, ha concluso: “Capisco che il Movimento voglia lottare contro i privilegi, ma questo non lo è”.

Per rafforzare le sue giustificazioni, Trenta ha riferito che “tra l’affitto e il condominio sono 540 euro al mese”. Di fronte a tale affermazione, però, si apre un uovo scontro: la cifra, secondo il giornalista, sarebbe equa per uno studente universitario. ma la replica è servita: “Lo so, ma è quello che viene richiesto e viene dato agli ufficiali per il lavoro che compiono”. Nel frattempo la Procura di Roma ha aperto un fascicolo sul caso.