Trento per la prima volta alla destra (radicale), a Bolzano Svp mai così male dal '48. L'analisi del Cattaneo sul voto in Trentino Alto Adige

Claudio Paudice

Fine della storica egemonia della Svp a Bolzano, affermazione per la prima volta della destra a Trento, dopo 20 anni di dominio del centrosinistra e prima ancora della Dc. È questa, ridotta all'osso, la lettura del voto di domenica fatta dall'Istituto Cattaneo. Le elezioni nelle province autonome del Trentino Alto Adige sembrano confermare, al momento, la celebre frase generalmente attribuita all'ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti: "Il potere logora chi non ce l'ha". I partiti di governo continuano a incrementare i loro consensi anche nel ridente Trentino, regione che meno di altre ha pagato dazio alla crisi economica, e successivamente politica con il declino costante dei partiti tradizionali. "Vincono i radicali, perdono i moderati. E non c'è alcun effetto boomerang per i due partiti di governo, che continuano a mietere consensi sull'onda del 4 marzo", dice Marco Valbruzzi, ricercatore dell'istituto bolognese, all'HuffPost. "Insomma, al momento governare paga".

Partiamo da Trento. Dopo vent'anni, il centrodestra vince le elezioni provinciali e ottiene il premio di maggioranza (che scatta al 40%): il presidente della giunta sarà l'attuale sottosegretario alla Salute Maurizio Fugatti, che ha ottenuto il 46% dei consensi, con la Lega primo partito al 27%. "La coalizione di centrodestra in cinque anni ha fatto un salto di circa il 35%", dice Valbruzzi. Risultato ribaltato, quindi, per il partito di centrosinistra rispetto al 2013: il primo partito allora era il Pd, oltre il 22%, il Patt era al 17,55%, la Lega poco sopra il 6% e il M5s non era arrivato al 6%. Cinque anni fa, però, gli autonomisti di Patt e i dem si erano presentati insieme, questa volta invece hanno scelto di dividersi: "Hanno perso molti voti per strada, il 14% circa, a dimostrazione che la scelta di presentarsi con più candidati non ha pagato", aggiunge Valbruzzi. Quanto all'altro azionista di Governo, M5S passa dal 5,8 al 7,2%: anche qui nessun effetto boomerang, ma nemmeno un...

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