Tribunale di Milano: "Vietare il velo non è discriminazione"

L’articolo 5 della legge regionale 153/1975 vieta “l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo”. (Getty)

Vietare alle donne musulmane di indossare il velo islamico negli uffici pubblici e negli ospedali non è un atto di discriminazione. La I sezione civile del Tribunale di Milano rigetta così il ricorso con il quale quattro associazioni per i diritti degli immigrati chiedevano di dichiarare “discriminatoria” la delibera della Regione Lombardia del 10 dicembre del 2015.

L’articolo 5 della legge regionale 153/1975 vieta “l’uso di caschi protettivi o di qualunque altro mezzo atto a rendere difficoltoso il riconoscimento della persona in luogo pubblico o aperto al pubblico senza giustificato motivo”. Vietare l’uso del velo “comporta di fatto un particolare svantaggio per le persone che aderiscono a una determinata religione”: ma questo sacrificio non è discriminatorio di una religione o etnia, perché è “oggettivamente giustificato da una finalità legittima, ragionevole e proporzionata rispetto al valore della pubblica sicurezza, concretamente minacciata dall’impossibilità di identificare (senza attendere procedure che richiedono la collaborazione di tutte la persone che entrano a volto scoperto) le numerose persone che fanno ingresso nei luoghi pubblici individuati”.

Vietare alle donne musulmane di indossare il velo islamico negli uffici pubblici e negli ospedali non è un atto di discriminazione. (Getty)

La giudice Martina Flamini premette che “a prescindere dell’interpretazione del Corano in merito all’obbligatorietà  o meno del velo”, la scelta di indossarlo “rientra nell’ambito della manifestazione del credo religioso” tutelato dalla Cedu. Il divieto di accesso a viso coperto in uffici ed enti pubblici “comporta, in fatto, uno svantaggio per le donne che, per ragioni di tradizione e per professare il proprio credo religioso, indossano il velo, prevalentemente nelle forme del burqa e niqab”, rispettivamente il velo che copre interamente la donna con una griglia all’altezza degli occhi, e quello che invece copre tutto il volto, lasciando scoperti solo gli occhi.

Lo svantaggio è “oggettivamente giustificato da una finalità legittima”, sentenzia il Tribunale. Quella di garantire il controllo e l’identificazione delle persone, in favore della pubblica sicurezza.

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