Tribunale Roma su fine vita, Ass. Coscioni: mai più casi Englaro -2-

Red/Gtu

Roma, 2 ott. (askanews) - Consapevoli di tutto ciò l'amministratore di sostegno, indicando tutte le persone che possono favorire una ricostruzione del volere di B. ha presentato un ricorso al giudice tutelare per chiedere che sia provata e certa la volontà di B., per poter procedere, previo percorso di cure palliative e sedazione profonda, al distacco dai trattamenti ai sensi della legge 219 del 2017.

"Con il provvedimento della IX Sezione civile del Tribunale di Roma, il Giudice Tutelare riconosce il rilievo della volontà del cittadino, che va rispettata ed eseguita, quando non può manifestarla, tramite il potere-dovere dell'amministratore di sostegno di ricostruire e far valere la decisione della paziente, senza necessità, in assenza di contestazioni da parte di familiari o medici, di ulteriori ricorsi o autorizzazioni da parte del Tribunale", spiegano i legali dell'Associazione Luca Coscioni, che hanno seguito il caso, Filomena Gallo (anche segretario dell'associazione), Angioletto Calandrini, Massimo Clara, Cinzia Ammirati.

"Con questa importante pronuncia - sottolineano gli avvocati - il tribunale mette in primo piano la volontà della persona, evitando che, come nel caso Englaro, per anni si sia costretti a combattere nei tribunali per vederla riconosciuta".

"Il giudice tutelare - concludono - ha confermato la portata della legge 219/17 sul consenso informato e le disposizioni anticipate di trattamento (Dat): la volontà della persona malata, non più capace di esprimersi, è stata conosciuta e ricostruita, perché espressa in precedenza anche in assenza di testamento biologico".