Trieste, cadavere in un sacco: compagna confessa

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Svolta nelle indagini per il delitto di via del Veltro a Trieste per il quale risulterebbe indagata la convivente della vittima, cittadina ucraina. La donna avrebbe confermato al pm titolare del fascicolo e agli investigatori della squadra Mobile giuliana nel corso di una telefonata di "avere ucciso il suo compagno", specificando di "avere agito per respingere dei tentativi dell'uomo di colpirla con un coltello poiché si opponeva alla sua partenza".  

L'episodio si sarebbe svolto intorno alle 5 del 12 ottobre scorso. Dopo avere "colpito l'uomo in testa con una bottiglia", sempre in base a quanto riferito dalla polizia di Stato, lo avrebbe "soffocato, chiuso in alcuni sacchi neri e, dopo averlo avvolto in alcune coperte per poterlo meglio spostare sul pavimento", lo avrebbe "sistemato sul poggiolo", dove il corpo è stato scoperto il 2 novembre in seguito alla segnalazione di alcuni condomini dello stabile che - riferisce la Questura - non avevano notizie dell'uomo da diversi giorni. Una volta giunti sul posto, gli agenti della Volante con l'aiuto dei vigili del Fuoco avevano raggiunto il balcone dell'appartamento al terzo piano "scoprendo sul pavimento del poggiolo, accostato al parapetto,  la sagoma di un corpo umano, avvolto in una coperta". 

Queste dichiarazioni - riferisce ancora la Questura - sarebbero state "ribadite" dalla donna in una successiva "chiamata alla presenza del legale di fiducia, del Pubblico Ministero e della Polizia Giudiziaria".  

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, tutto sarebbe avvenuto "al culmine di una lite scaturita per il divieto opposto dalla vittima" al fatto che "la convivente partisse per il suo paese d'origine". Ipotesi, quella della discussione, che sarebbe stata supportata dall’analisi della scena del crimine effettuata anche grazie all’ulteriore sopralluogo svolto dal Gabinetto Interregionale della Polizia Scientifica di Padova che - riporta ancora la nota - "aveva consentito di repertare tracce di sangue rilevate con le luci forensi". Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Trieste – diretta da Carlo Mastelloni – e svolte dagli agenti della squadra Mobile giuliana, avrebbero quindi "consentito di fare luce sul fatto di sangue" e avrebbero "individuato nella compagna della vittima l'autrice del delitto". 

"Considerato che la donna potesse essersi recata nella città di Čerkasy, in Ucraina" e che avesse manifestato a più persone "la volontà di raggiungere la figlia", le forze dell'ordine – per il tramite del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia della Direzione Centrale della Polizia Criminale di Roma – avevano potuto localizzarla nella località ucraina, "dove tuttora risiede".