"Trieste non è roccaforte No Vax. Non vogliamo essere più vittime di una minoranza egoista"

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Il professor Mitjia Gialuz - alcune immagini delle manifestazioni di Trieste nelle scorse settimane (Photo: HP - ANSA)
Il professor Mitjia Gialuz - alcune immagini delle manifestazioni di Trieste nelle scorse settimane (Photo: HP - ANSA)

Una Trieste diversa, capitale italiana della scienza e di chi della scienza si fida. “Abbiamo sentito l’urgenza morale di far sentire la nostra voce perché la nostra città non è la roccaforte dei No Vax, dei No Pass e della cultura antiscientifica. Quella che le cronache hanno raccontato nelle ultime settimane non è la Trieste in cui ci riconosciamo”. A parlare all’HuffPost è il professor Mitja Gialuz,
professore ordinario di Diritto processuale penale nell’Università di Genova, avvocato e presidente della Barcolana che, insieme all’avvocato Tiziana Benussi, ha lanciato la petizione Appello a Trieste. Perché Trieste è scienza, lavoro, cultura e responsabilità sulla piattaforma change.org.

Nel giro di pochi giorni, la risposta ‘Sì Vax’ della società triestina alla protesta contro l’obbligatorietà del Green pass e contro il vaccino ha raccolto circa 40 mila firme. Tra i nomi che hanno firmato, ci sono luminare della cardiochirurgia Gianfranco Sinagra, Riccardo Illy, il presidente del Porto Zeno D’Agostino, il rettore dell’Università Roberto Di Lenarda, e poi Gabriele Salvatores, Lino Guanciale, Diego Abatantuono, Ariella Reggio, esponenti del mondo economico cittadino, manager.

Professor Gialuz, chi rappresentate?
“La Trieste silenziosa, che non è apparsa sulle pagine dei giornali e in televisione. Siamo la Trieste dei vaccinati, una comunità di persone razionali, responsabili e consapevoli del fatto che dalla pandemia si può uscire soltanto tutti assieme attraverso l’assunzione di responsabilità. Abbiamo sentito che era il momento di superare le ambiguità e di metterci la faccia”.

Un sentire comune.

“Sì. Non solo a Trieste, ma in tutta Italia, le persone non possono più essere vittime della rumorosa minoranza No Vax e No Pass, che invoca la Costituzione ma la straccia per organizzare manifestazioni oscurantiste e irrispettose degli oltre 132 mila morti che il Covid ha fatto nel nostro Paese. Quelle degli antivaccinisti non sono scelte ideologiche, ma atti egoistici”.

A Trieste, sull’onda dell’aumento dei contagi dopo i cortei No Pass, sono state vietate le manifestazioni fino al 31 dicembre 2021. Da giurista, cosa pensa del confine tra diritto a manifestare e diritto alla salute?
“Ancora una volta il faro deve essere la nostra Costituzione: essa ci insegna che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente in spazi pubblici, posto che non vengano lesi i diritti fondamentali come la salute. L’idea di libertà di No Vax e No Pass è una proiezione individualistica che non trova riscontro nella nostra Costituzione. I diritti devono essere sempre accompagnati da doveri”.

Dunque è giusto porre dei limiti?

“Se l’esercizio della propria libertà danneggia quella degli altri, sì”.

Per ‘aggirare’ il divieto di manifestazioni a Trieste oggi Stefano Puzzer, ex portavoce del Coordinamento Lavoratori Portuali di Trieste, è arrivato a piazza del Popolo a Roma annunciando di volerci rimanere “finché non gli daranno delle risposte sul Green Pass”. Che ne pensa?
“Mi auguro che Stefano Puzzer farà le sue scelte nei limiti della Costituzione e nei limiti consentiti dalla legge. Anche se ho avuto l’impressione che qualcuno lo stia strumentalizzando. La nostra è una reazione civica che non è contro qualcuno. Noi riteniamo che la vera restrizione della libertà non sia il green pass, ma quella che abbiamo subito nell’ultimo anno e mezzo a causa della pandemia. Proprio per uscirne tutti assieme abbiamo bisogno di un gesto di responsabilità e di generosità da parte di tutti. Il vaccino è la via per recuperare appieno i diritti”.

Spostandoci in un’altra piazza italiana, quello che è successo questo fine settimana a Novara - dove alcuni manifestanti hanno sfilato con pettorine a strisce numerate che ricordavano quelle dei deportati nei lager nazisti - ci dimostra che le manifestazioni possono arrivare ad offendere capitoli dolorosi della nostra storia.
“Quando parlavo della necessità di porre limiti mi riferivo anche a questo. Le immagini di Novara sono state fonte di dolore. Inviterei quei manifestanti a visitare il campo di concentramento di Auschwitz per provare a immaginare il dramma che vissero i deportati, per provare a comprendere il reale significato della parola ‘privazione’”.

Questo articolo è originariamente apparso su L'HuffPost ed è stato aggiornato.

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