Trieste: poliziotti uccisi, perizia 'Meran si sentiva perseguitato' (2)

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Trieste: poliziotti uccisi, perizia 'Meran si sentiva perseguitato' (2)
Trieste: poliziotti uccisi, perizia 'Meran si sentiva perseguitato' (2)

(Adnkronos) – Rassicurato dalla presenza del fratello accetta di andare in questura. "Il fatto che egli fosse apparentemente calmo e acquiescente – scrivono i periti del giudice – non significa in alcun modo che egli non si trovasse in una condizione estrema di allarme, di tensione e di paura, di paura psicotica profonda". Anzi: "in tale 'atmosfera delirante'" arriva in questura apparentemente tranquillo e accondiscendente, ma in realtà "in stato di grande allarme e di grande paura, sentendosi in trappola insieme al fratello (subito separato da lui con aumento del panico e del senso di pericolo), e in tale stato è entrato in bagno e ne è uscito creando quella che lui stesso ha definito 'la lotta per la pistola'", si evidenzia nella perizia.

In quei pochissimi minuti del duplice omicidio "non ci sono stati elementi o fattori di alcun tipo che permettano di affermare che si era creata una discontinuità nel campo della coscienza del periziando con perdita di contatto con la realtà quale, ad esempio, una condizione di de-realizzazione con restringimento del campo della coscienza oppure una condizione di sospensione del campo della coscienza provocata da fattori psicopatologici o neuropsichici o di origine tossica". In altri termini, il pool di esperti "non ha ravvisato elementi che permettano di concludere che si sia trattato di un cosiddetto 'reato di impeto' con grave alterazione o sospensione dello stato di coscienza per cause endogene o esogene".

Pur nell'atmosfera delirante, "era in grado di modulare i suoi comportamenti all'interno della realtà concreta in cui si trovava, di compiere valutazioni e scelte e di formarne e conservarne complessivamente i ricordi, talvolta con imprecisioni e talvolta con grande precisione, conduce a concludere che al momento dei fatti, nella prima parte della loro declinazione ovvero fino alla disponibilità della pistola e al primo sparo, egli era, per infermità, in tale stato di mente da scemare grandemente senza escluderla la capacità di intendere e di volere", scrivono gli psichiatri Mario Novello, Ariadna Baez e Gaetano Savarese e la psicologa Erika Jakovcic.