Tripoli chiede l'intervento di Erdogan. L'Italia prova a mediare

Brahim Maarad

Tripoli lancia la richiesta di aiuto - militare - ad Ankara contro l'invasione delle truppe del generale Khalifa Haftar, aprendo un nuovo pericoloso capitolo nella guerra in Libia. Una guerra per procura, l'ha definita il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che oggi a Brindisi ha accolto il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, alla cerimonia per il 25esimo anniversario del Centro servizi globale delle Nazioni Unite, confermando tutto l'appoggio alla missione dell'Onu.

"Siamo impegnati nella ricerca di una soluzione tempestiva della crisi libica: l'Italia nei prossimi giorni nominerà un inviato speciale per la Libia che risponderà al ministero degli Esteri e si occuperà di favorire il dialogo con le varie parti libiche". "Sarà una persona agile, in grado di parlare con tutte le parti coinvolte, sia quelle interne che quelle esterne", ha confermato in un'intervista all'AGI, la sua vice, Emanuela Del Re. "È indispensabile evitare il bagno di sangue che si rischia con il ricorso alle armi", ha aggiunto.

Nel frattempo il governo italiano si gioca tutte le carte della diplomazia. "Ho sentito il ministro degli Esteri turco e il ministro degli Esteri dell'Arabia Saudita - ha spiegato Di Maio - e sentirò i ministri europei. Questo perché bisogna promuovere una missione europea in Libia. Siamo impegnati per riuscire ad ottenere un cessate il fuoco o, quanto meno, una tregua fra le parti perché questa crisi potrebbe sfociare in una ulteriore crisi umanitaria. Io credo che nei prossimi giorni l'Italia sarà fondamentale anche per favorire il massimo dialogo tra Russia e Turchia".

Sul campo, il Governo di accordo nazionale di Fayez al Serraj, ha approvato all'unanimità la completa attuazione dell'accordo con la Turchia che prevede anche il sostegno militare, mentre le truppe di Haftar continuano ad avanzare ai fianchi della capitale libica. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha ribadito che il suo Paese "è pronto a dare sostegno". "Abbiamo visto come i governi di Paesi imperialisti hanno sostenuto la giunta militare del generale Khalifa Haftar. Noi abbiamo appoggiato Serraj e siamo pronti ad aiutarlo", ha confermato da Ginevra.

Apre al dialogo, senza escludere nessuna ipotesi, anche il presidente russo, Vladimir Putin, considerato sostenitore di Haftar. "Per me la cosa migliore da fare è trovare una soluzione tra le parti in conflitto, che permetta di fermare le ostilità e accordarsi su chi governerà il Paese, con quali poteri", ha sottolineato. Ne parlerà con Erdogan, con cui 'condivide' accordi anche sulla guerra in Siria. E lo scenario peggiore per la Libia è proprio quello di trasformarsi in una nuova Siria.