Trivelle, la Sicilia aggira lo stop: proteste in Val di Noto

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Il decreto semplificazioni ha sospeso nell’intera penisola i permessi di ricerca, ma pochi mesi dopo la Regione Sicilia, con due decreti assessoriali, ha autorizzato la realizzazione, mediante trivelle, di tre nuovi pozzi esplorativi nella Val di Noto. Protesta dei sindaci e dei comitati locali dei Comuni interessati, che hanno chiesto l’intervento del Ministero dello Sviluppo economico.

Trivelle in Sicilia

Da Noto a Scicli, da Modica a Ispica: i sindaci della Val di Noto annunciano una dura battaglia contro la Panther Oil, la compagnia petrolifera del Texas che mette a rischio le spiagge, i siti archeologici e i borghi marinari della zona. La decisione pro-trivelle è arrivata dalla Regione Sicilia, a poco più di una settimana dalla dichiarazione del premier Giuseppe Conte: “Siamo determinati a introdurre una normativa che non consenta più il rilascio di nuove concessioni di trivellazione per estrazione di idrocarburi”.

Il decreto di autorizzazione per i tre pozzi in Val di Noto è stato firmato dall’assessore Toto Cordaro lo scorso 5 luglio. “Si tratta di un percorso delineato dal governo nazionale nel novembre 2018 e attuato dagli organi periferici della Regione, con giudizio insindacabile”, si legge in una nota diffusa dall’amministrazione regionale guidata da Nello Musumeci. La Regione ha inoltre ribadito la “contrarietà a ogni eventuale futura attività estrattiva che possa costituire un pregiudizio per l’equilibrio ambientale e paesaggistico dell’isola”.

La protesta dei sindaci

“La Regione Sicilia non può disapplicare la legge 12/2019” perché le sospensioni “sono strumentali alla redazione e all’approvazione del Piano per la transizione energetica sostenibile delle aree idonee”, spiegano i sindaci. Enrico Gagliano dei No Triv precisa: “Se il Pitesai è nazionale, le sospensioni non possono trovare attuazione a macchia di leopardo”.

I sindaci della Val di Noto possono contare sull’appoggio della deputata LeU Rossella Muroni, che ha depositato un’interrogazione diretta ai Ministeri dell’Ambiente, dei Beni culturali e dello Sviluppo economico. “Non è accettabile che in materia di ricerca e coltivazione di idrocarburi la Regione Sicilia possa fare tutto da sé”, scrive l’ex presidente di Legambiente.

Il caso del Regno Unito

Mentre infuriano le proteste in Sicilia, un secondo sì alle trivelle arriva dal Regno Unito. Il governo britannico ha stanziato 25 miliardi di dollari di investimenti per parchi eolici in mare aperto. Le acque che appartengono al Crown Estate verranno cedute tramite un’asta e le turbine forniranno una potenza energetica di almeno 7 gigawatt.